Carlotta, 34 anni
“Buongiorno,
sono Carlotta, vi scrivo perché poco prima dell’estate il mio capo mi ha annunciato il suo trasferimento in un’altra sede dell’azienda dove lavoro e mi ha comunicato di aver scelto me per sostituirlo. La notizia dovrebbe farmi felice, sono stata scelta tra altri colleghi, il nuovo ruolo porterà maggiore prestigio e anche un trattamento economico migliore ovviamente. Il problema è che non riesco a vederla così, anzi!
Grazie!”
Buongiorno Carlotta,
si comprende dalle sue parole quanto questo evento sia stato per lei inaspettato e difficile da gestire in questo momento. Da quel che scrive adesso, lei aveva in mente altri progetti e l’evento “rompe” il suo programma.
In merito, afferma di avere l’abitudine a programmare gli eventi e la necessità di avere un quadro chiaro davanti a lei per poter prendere una decisione, evidenziando forse un aspetto della sua personalità collegato al bisogno di controllo. In questa nuova situazione lavorativa, la sua posizione è maggiormente passiva e forse percepisce di subire l’evento e di non poterlo controllare come a lei necessario e questo le provoca ansia.
Scrive inoltre che amici e marito le confermano le sue competenze e sono tranquilli al riguardo, oltre al fatto che è stata scelta per il ruolo e anche lei dice che in questo momento potrebbe rivestirlo solo lei pensando agli altri colleghi. Quindi la visione che ha di lei e quella che le viene rimandata dall’esterno sono differenti tra loro, ha meno stima di lei di quella che ne hanno amici, marito e capo al lavoro. La scarsa autostima potrebbe influenzare il suo rimuginio e l’ansia che ne deriva.
Anticipa negativamente gli eventi (“sarà un disastro”) e in questo momento il suo pensiero è assoluto e pervasivo (“avrò la responsabilità di tutti”, “cambierà tutto”), effettua in questo modo alcuni errori cognitivi che non le permettono di vedere altre possibilità e risoluzioni dell’evento. Non ha la sfera di cristallo e non potrà sapere come sarà nella nuova posizione, il problema è nel suo pensiero e lei stessa lo riconosce parlando di rimuginio.
Questa promozione arriva, inoltre, in un momento evolutivo particolare per lei, sta iniziando a pensare ad una famiglia e questo è un passaggio nel ciclo di vita importante, un cambio di ruolo da figlia a madre davvero importante e non è possibile controllare tutte le variabili implicate in questo passo.
Da poco un altro evento l’ha messa nelle condizioni di sentire un limite imposto, ovvero nella malattia dalla quale è guarita. Da allora dice di essersi proposta altri valori da seguire nella vita e la promozione al lavoro rema contro essi. C’è da distinguere però tra ciò che è un valore e un obiettivo. I valori sono le direzioni verso le quali vogliamo andare, verso le quali ci muoviamo, e possono restare tali anche se nel percorso si presentano altri obiettivi da raggiungere che invece hanno la caratteristica di essere misurabili e in quanto tali definiti nello spazio e nel tempo e perciò terminabili. I valori invece ci accompagnano per tutta la vita.
Potrebbe essere utile analizzare insieme ad un professionista la catena di pensieri ed emozioni connesse all’evento per riconoscere insieme eventuali errori di pensiero come quelli in parte anticipati sopra, che potrebbero essere alla base di una credenza di sé disfunzionale nella direzione della bassa autostima. Poter comprendere il proprio funzionamento in questi casi può essere utile per uscire dall’empasse del rimuginio. Rispetto al tema dei valori e degli obiettivi potrebbe essere importante definirli nel modo corretto per renderli realisticamente raggiungibili e quindi ritrovare il senso di controllo e autoefficacia necessario alla tranquillità personale.
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