La nostra società è caratterizzata dallo stress, dalla frenesia e dalla mancanza di tempo. A chi non è mai capitato di lavorare ad un progetto che “doveva essere completato ieri” sotto grande pressione e senza tempo da perdere? Le nuove tecnologie e i processi innovativi ci hanno resi più produttivi ma alla fine abbiamo meno tempo di prima. 
Quando si parla di stress, nel senso comune del termine, questo assume sempre una connotazione negativa perché viene usato per descrivere una situazione pesante e ricorrente. Esiste però anche lo stress positivo che ha un effetto stimolante ed eccitante, che nelle sfide, nello sport, in ambito lavorativo, o nella vita, ci aiuta ad ottenere risultati eccellenti.
In generale le reazioni allo stress sono importanti, perché hanno assicurato la sopravvivenza dell’umanità oltre ad essere una protezione per il corpo e per la psiche. È scritto nel nostro DNA, dall’alba dei tempi di fronte ad una fonte di stress si presenta una scelta: combattere o fuggire, così reagivano i nostri antenati di fronte ad una belva feroce che li minacciava. Nel nostro mondo però non sempre questa opzione è praticabile, siamo spesso infatti costretti dalle circostanze, per esempio sul posto di lavoro, a subire e non reagire, facendo il pieno di ormoni dello stress. La conseguente pressione psichica e fisica se non sfogata e contrastata tramite attività fisica, sportiva o tramite il rilassamento può creare problemi psichici o psicosomatici.
Le situazioni che possono causare stress vengono vissute da ogni persona in maniera diversa, e dipendono dalla personalità, dalle esperienze vissute, dalle risorse e dalle strategie di gestione dello stress.
Esattamente come per lo stress, anche le tecniche di rilassamento agiscono su corpo e mente con ricadute positive nella vita sociale influenzando le emozioni, i pensieri, e contribuendo allo sviluppo di soluzioni e alla flessibilità mentale.
Quali sono i benefici del rilassamento?
Il rilassamento origina una migliore percezione e conoscenza del corpo e favorisce la connessione fra corpo e psiche. Durante il rilassamento, il corpo si rilassa e il sistema neurovegetativo viene programmato verso la rigenerazione. L’attività del parasimpatico viene attivata e la distribuzione degli ormoni dello stress viene sospesa. Il respiro rallenta, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna diminuiscono e i muscoli si rilassano.
Nella mente i pensieri si calmano e nella sfera emotiva si sviluppa un sentimento di soddisfazione, benessere e tranquillità. Approfondendo le tecniche di rilassamento, acquisiamo la capacità di influire sullo stress e sul sistema neurovegetativo, aumentando al contempo la sicurezza in noi stessi. Mentalmente creiamo un buffer per la prossima situazione stressante. Nella vita sociale, il comportamento diventa più calmo e sereno e le relazioni vengono positivamente influenzate mentre diminuiscono aggressività e irritabilità.
Le tecniche più conosciute in ambito clinico sono:
- Il training autogeno di Schultz
- Il rilassamento progressivo di Jacobson
- L’ipnosi e l’autoipnosi
- La tecnica del Mindfulness di Kabat-Zin
- La visualizzazione guidata
Qual’è il miglior modo di praticare il rilassamento?
Il rilassamento dovrebbe diventare un appuntamento fisso della propria giornata, come la colazione del mattino, se si riserva sempre lo stesso orario, sarà più facile metterlo in pratica giorno per giorno. In questo modo diventa un rituale e corpo e mente si abituano e lo richiedono. Il momento prescelto determina il successo del rilassamento: la tarda serata o subito dopo pranzo non sono i momenti migliori perché si rischierebbe di addormentarsi. Meglio al mattino presto, in una pausa lavorativa o prima di cena.

Per motivarsi a praticare il rilassamento regolarmente, serve una visione. Una visione che determina cosa si vuole raggiungere in un paio di mesi o in un paio d’anni. Una valida visione può essere quella di aumentare la propria produttività, il grado di serenità nella quotidianità o migliorare il proprio stato di salute psicofisico. In ogni caso è importante formulare la visione in maniera positiva per poter generare un immagine concreta nella propria mente. Tenere a mente la propria visione può aiutare a superare i momenti di criticità motivazionale.
Possono presentarsi degli ostacoli che apparentemente non ci permettono di eseguire il rituale del rilassamento. La strategia migliore è di cercare di prevedere questi ostacoli e di trovare delle soluzioni alternative che permettono di individuare comunque un momento da destinare al rilassamento.
Per poter beneficiare del rilassamento è importante allenarsi ed essere pazienti. A volte i primi effetti positivi si manifestano già dopo alcuni giorni. È importante perseverare con l’esercizio per poter ottenere dei benefici e per raggiungere la visione che ci siamo prefissati.
Dott.ssa Alexandra Viechtbauer
Psicologa, Specialista in Psicologia Clinica, dello Sport e dell’Alimentazione.
“È lunedì. Non so se sopravvivrò ad un’altra settimana, ho troppo da fare”. Capita anche a voi di pensarlo? A me sì, certe volte. È che la vita quotidiana sa essere davvero invadente. È incalzante, ricca di appuntamenti, incombenze, doveri e attività programmate, e lascia sempre meno spazio alla calma e alla lentezza (per non parlare dell’ozio tanto caro ai latini, che a nominarlo oggi pare quasi un’indecenza). Non che la velocità sia in sé un male, chiaro; eppure ci troviamo tutti sempre più proiettati verso l’esteriorità, la superficialità e la vita materiale, talvolta soffocando sotto mille impegni la nostra esistenza interiore, che ospita poi i nostri bisogni, desideri, gusti. 
Le immagini interiori – le nostre fantasie e fantasticherie, i sogni ad occhi aperti (e anche chiusi) – hanno la capacità di esprimere la nostra esperienza emotiva sinteticamente e in forma visibile. Com’è la mia tristezza? È un prato innevato, terra che dorme in un inverno troppo lungo. Eccomi lì, è immediato, sono nel prato della mia tristezza. Ci sarà qualche animale? Almeno un fiorellino? Forse, se continuo a camminare, più in là troverò una casa…
“Buonasera a tutti, mi chiamo Antonino e sono uno studente universitario, frequento per ora il mio primo anno. Il mio problema è mantenere lo stress e l’ansia a livelli accettabili. Ogni qualvolta si avvicina un esame vado in panico e studio il triplo di quanto il mio corpo e la mia mente possano sostenere, cerco di superare i miei compagni di studio e se loro sono più avanti di me mi butto giù. Per ora sto studiando fisica e vedere che, ad una settimana dall’esame, alcuni esercizi non mi riescono mi demoralizza più di quanto dovrebbe. Cosa dovrei fare per calmarmi? Come posso riuscire a non paragonarmi agli altri e a vivere il periodo universitario in modo più adeguato?

Se facciamo attenzione ai nostri (e agli altrui) discorsi, possiamo notare come siano infarciti di “sono sempre di corsa!”, riportino spesso affanno e grossa difficoltà nell’incastrare le varie attività che siano lavoro, svago e affetti. Pensiamo anche solo a questo periodo Natalizio: si continua a parlare della “corsa al regalo”, che perde così quasi totalmente il suo valore affettivo diventando un traguardo da raggiungere.

ho scelto di rivolgermi a voi per chiedere un consiglio. Da un paio di anni mi sento molto sotto pressione per i miei studi di medicina. Non stanno andando come speravo e mi sembra che tutto sia più complicato di quanto già non mi aspettassi. Le tensioni che ho accumulato e i ritmi di studio, oltre ad avere abbassato il mio rendimento, hanno fatto esplodere una forma di psoriasi non particolarmente grave ma che ha colpito principalmente le mani. Questo ovviamente mi crea forte imbarazzo anche perché nel mio (futuro) lavoro le mani sono sempre in vista e molte persone non sanno che non è una malattia infettiva. Mi hanno suggerito di affiancare alle cure farmacologiche anche una psicoterapia.. può davvero essere utile?