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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


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L’ESPERTO RISPONDE: Rabbia e impulsività sono un problema?

Maria, 36 anni

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“Buongiorno, mi chiamo Maria, ho 36 anni e vi scrivo perché penso di avere un problema nel controllarmi, soprattutto nei momenti di rabbia. Spesso esplodo in modo improvviso ed è poi molto difficile ritornare calma, mi porto dietro l’arrabbiatura anche per giorni, a volte anche per cose stupide. Soprattutto ultimamente questo mi sta causando delle difficoltà sul lavoro e con le persone a me vicine, anche se da sempre mi considero una persona molto impulsiva. Infatti spesso mi sono trovata in situazioni che poi si sono rivelate difficili per me e che a pensarci bene non avrei scelto. Vorrei capire se secondo voi potrei aver bisogno di un aiuto psicologico per risolvere questo problema che vi porto e se è possibile risolverlo.”


Cara Maria, la ringrazio per averci scritto.
Per incominciare le consiglierei di prendersi un po’ di tempo per fare alcune riflessioni su quanto ed in che modo le caratteristiche che ci ha descritto influiscono negativamente sul suo lavoro e sulle sue relazioni, ma anche sulla sua qualità di vita e sul suo benessere personale. Continua a leggere


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L’ESPERTO RISPONDE: Metodo Balyayoga®, yoga per stimolare le potenzialità dei bambini

balyayoga.pngCarlotta, 34 anni

Buongiorno, ho letto nel vostro sito che fate corsi di yoga per bambini con il Metodo Balyayoga®. In che cosa consiste di preciso?

Buongiorno Carlotta,
il Metodo Balyayoga® è stato ideato da una pedagogista, educatrice e formatrice e da un counselor, formatore ed educatore dopo diversi anni di esperienza di pratica e studio dello yoga. Soltanto seguendo i corsi da loro organizzati in tutta Italia si ottiene il Diploma che permette di insegnare lo yoga ai bambini  attraverso questo Metodo.

Balyayoga® si ispira all’educazione Neoumanista la quale vede il bambino come una persona in continua formazione che potrà creare una propria identità ed esprimere al meglio le sue potenzialità soltanto stimolando tutte le sue componenti fisica, psichica, emotiva e spirituale.

La particolarità dell’approccio è la sua componente ludica, creata su misura per i bambini e si differenzia notevolmente dallo yoga per gli adulti; ogni attività infatti è studiata per stimolare globalmente il bambino nel suo processo di formazione continua. Dal momento che i bambini comprendono il linguaggio della fantasia, si ritiene opportuno sollecitarli attraverso attività divertenti, curiose e creative.

La lezione tipo alterna momenti dinamici a momenti più tranquilli per accompagnare naturalmente il bambino attraverso la libera espressione e l’ascolto di sé stesso. L’insegnamento dunque avviene tramite diversi strumenti:

  • Il gioco (è la base del Metodo in quanto è il linguaggio privilegiato dai bambini);
  • Le asana (si associano le posizioni yoga a nomi di piante, animali ed elementi presenti in natura);
  • Le storie per crescere (sono un efficace veicolo di conoscenza del mondo e dei principi morali);
  • Canzoncine e filastrocche (permettono di assimilare in modo veloce i principi e i valori morali);
  • Attività artistiche (potente strumento per dar voce a sentimenti ed emozioni);
  • Il silenzio (la chiave fondamentale per focalizzare l’attenzione su sé stessi e raggiungere la propria interiorità).

Lo yoga per bambini secondo Balyayoga® dunque risveglia le potenzialità di ogni bambino, facilita l’assimilazione di nuovi concetti, stimola l’intelligenza, migliora l’apprendimento e la concentrazione.

“Il bambino è come un diamante dalle mille sfaccettature: solo restituendo luce ad ogni sua singola faccia il brillante potrà brillare in tutto il suo splendore”.

Se volesse approfondire l’argomento o iscriversi alla lezione di prova gratuita, le consiglio di visitare la nostra pagina  “Da settembre torna il corso di YOGA PER BAMBINI a Torino”.

Sul sito www.balyayoga.it  può, inoltre, trovare altre utili informazioni per approfondire l’argomento.

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ESPERTO RISPONDE

cristina iosa logopedista


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L’ESPERTO RISPONDE: Ho paura di ingrassare…

Arianna, 17 anni

obesiBuongiorno,
vi scrivo per avere un parere sulla mia situazione. Ho sempre avuto problemi di peso fin da piccola, venivo seguita dalla dietologa pediatrica per obesità. Nel 2013, per mio conto, sono riuscita a dimagrire di più di 30 kg, ma in breve tempo ho ricominciato a mangiare male e sono ritornata a 84 kg. Un anno fa ho seguito una dieta di una nutrizionista e sono arrivata a pesare circa 50 kg. Ultimamente, però, sto notando di pensare in continuazione al cibo e ho paura di ingrassare (vista l’esperienza passata). Non so se potrebbe essere utile iniziare un percorso di psicoterapia, so solo che al momento non mi sento ancora pronta ad affrontare completamente la questione, mi vergogno a parlarne con gli altri.
Vi ringrazio per la vostra disponibilità.

Buongiorno Arianna,
da quello che descrive sembra che la sua esperienza con il cibo sia stata difficoltosa fin da quando era bambina e probabilmente i ripetuti periodi di aumento di peso e di dieta sono stati parecchio faticosi tanto che, anche adesso, il solo pensiero di poter ritornare dentro a questo circolo, la spaventa.

Vedo da quello che ha scritto che è una persona con potenzialità e risorse su cui poter contare: ad esempio mi ha raccontato che è già riuscita a dimagrire altre volte nel passato, sia grazie all’aiuto di una nutrizionista sia con le sue sole forze. Inoltre, mi sembra di capire che in questo momento sta facendo grande attenzione ai suoi comportamenti, in particolare a quelli che conosce essere dei segnali premonitori di un potenziale problema, qualità molto importante per poterlo affrontare al meglio. Infine, ha deciso di scrivere questa mail, nonostante le difficoltà a cui ha accennato.

A questo proposito ci tengo a dirle che la vergogna che prova nell’aprirsi ad un’altra persona, soprattutto nel portare parti di sè fragili e intime, è naturale ed è un’esperienza comune a tutte le persone che decidono di affrontare le proprie difficoltà. Credo sia importante, però, che questa vergogna non diventi un ostacolo insormontabile nella ricerca del suo benessere: a volte affrontare le difficoltà che troviamo davanti a noi, anche quando ci sembrano ardue da superare, ci permette di raggiungere dei traguardi fondamentali per la nostra serenità.

Sicuramente la fase del ciclo di vita che sta attraversando è caratterizzata da parecchi cambiamenti: come i cambiamenti corporei, non sempre facili da accettare e da gestire, i cambiamenti nei propri bisogni, quelli relativi al rapporto con gli altri, che siano i genitori o gli amici, quelli legati alla maggiore autonomia e indipendenza. Affrontare questi e altri cambiamenti tipici di questa fase, può generare paure e ambivalenze, e può portare a mettere in atto meccanismi di difesa che, da una parte ci proteggono, dall’altra possono diventare un’ostacolo alla crescita.

Considerando queste premesse, rispetto alle difficoltà che ha descritto, possiamo ipotizzare che dietro al problematico rapporto con il cibo si possono nascondere delle difficoltà più profonde: a volte buttarsi nel cibo o, al contrario, privarsene, può essere un tentativo per cercare un equilibrio che si sente mancare. Non so se sia così anche per lei: infatti lo stesso comportamento può avere diversi significati per ciascuno, a seconda della propria esperienza. Sarebbe necessario, per questo, capire meglio la sua storia personale e le esperienze che hanno contribuito a formare la persona che è oggi.

Nonostante le difficoltà che porta, ha la fortuna di essere in una fase della vita in cui la sua identità non è ancora completamente definita e consolidata, avendo ancora la possibilità di sfruttare al meglio le sue potenzialità: intraprendere un percorso di crescita e cambiamento in questo periodo può, quindi, risultare particolarmente proficuo. Per questo le consiglio di chiedere aiuto ad un professionista con il quale capire se può essere utile per lei iniziare un percorso ed eventualmente qual è il migliore per la sua situazione.

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esperto

Autore_Benaglio

 


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L’ESPERTO RISPONDE: Maledetta psoriasi!

Simona, 24 anni

Buongiorno,
psoriasi2ho scelto di rivolgermi a voi per chiedere un consiglio. Da un paio di anni mi sento molto sotto pressione per i miei studi di medicina. Non stanno andando come speravo e mi sembra che tutto sia più complicato di quanto già non mi aspettassi. Le tensioni che ho accumulato e i ritmi di studio, oltre ad avere abbassato il mio rendimento, hanno fatto esplodere una forma di psoriasi non particolarmente grave ma che ha colpito principalmente le mani. Questo ovviamente mi crea forte imbarazzo anche perché nel mio (futuro) lavoro le mani sono sempre in vista e molte persone non sanno che non è una malattia infettiva. Mi hanno suggerito di affiancare alle cure farmacologiche anche una psicoterapia.. può davvero essere utile?
Grazie in anticipo per il vostro aiuto

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L’ESPERTO RISPONDE: Sono sieropositiva, e ora come faccio?

Emilia, 32 anni

Buongiorno, scrivo perché da un mesetto ho scoperto di essere sieropositiva, di avere contratto l’HIV.

Ho avuto una buona carriera universitaria, ho un buon lavoro, amici, una famiglia normale, mai problemi di alcun tipo (droghe o simili..). Ho fatto il test perché una mia amica mi ha proposto di diventare donatrice del sangue, e sono andata a farlo, per la prima volta, a 32 anni. donna_triste_9_94681
Sono andata serena a fare gli esami di routine: mai più avrei pensato di poter essere a rischio per questa infezione. Infatti quando mi hanno convocato per comunicarmi l’esito ho subito pensato a un errore: però non c’era nessun errore. Sono sieropositiva, non si capisce esattamente da quando, probabilmente da qualche anno.
Io di uomini con cui sono andata a letto ne ho avuti solo 3, tutte relazioni stabili, dove dopo un po’ si smetteva di usare il preservativo e si usava la pillola. Con M., l’ultimo fidanzato, siamo stati insieme 3 anni, e lasciati qualche mese fa. Dato che ho comunicato a tutti e 3 del mio stato, ho scoperto che il “regalo” me l’ha passato M. Io mi fidavo di lui. Lui a sua volta non lo sapeva, è caduto dal pero, cercando di capire chi tra le sue ex fosse stata.
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L’ESPERTO RISPONDE: Da quando mi sono trasferita, tutto è cambiato

Michela, 25 anni

goldfish jumping out of the water

“Buongiorno,
sono Michela e mi trovo ormai da troppo tempo in una situazione che mi rende infelice. Sono nata e cresciuta al mio paesino, in Umbria. Ero una bambina adorata da tutti, stavo sempre in giro per il paese a combinare guai, soprattutto dopo la nascita della mia sorellina, visto che i miei genitori hanno dedicato a lei tutte le attenzioni. Quando ne combinavo delle belle, però, i miei se ne accorgevano e mi ricordo un sacco di sgridate!
Mi sono trasferita qui a Milano da 6 anni e ho trovato una realtà completamente diversa: le persone sono fredde, distanti, ho trovato degli amici che però non hanno i miei stessi gusti, quindi quando usciamo la sera mi sento sempre fuori luogo, anche se loro non se ne accorgono: so di essere molto simpatica e li faccio sempre ridere! Mi sento però molto sola e ho dei veri e propri momenti di sconforto: quando sono a casa mi accorgo di piangere ininterrottamente per ore. Come devo fare?”

Cara Michela,
alcune delle informazioni che ci hai dato avrebbero bisogno di essere approfondite: non possiamo, infatti, sottovalutare questi momenti di sconforto, che tu ci hai descritto come profondamente difficili.
Ci servirebbe comprendere quanto spesso si verificano, quanto durano, se si presentano in seguito ad avvenimenti particolari, da quali pensieri sono accompagnati.. in questo modo potremmo comprendere meglio, dal punto di vista diagnostico, l’entità del problema.

Ma soprattutto.. siamo sicuri che tutto sia cambiato a partire dal tuo trasferimento?

Quello che sembra emergere, in modo prepotente, è un tuo bisogno di affetto e accudimento che forse ha origini più antiche: esso ti fa sentire le persone di Milano come fredde e distanti, ti fa provare nostalgia del suo paesino, ti fa sentire sola.
In che modo vivi oggi questo bisogno?
Adattandoti ai bisogni degli altri, adeguandoti alle loro scelte, trascurandoti per farli divertire. E’ possibile, in realtà, che questa modalità di rapportarti con i tuoi bisogni l’abbia appresa sin dall’infanzia quando, per ottenere affetto e attenzione dai tuoi genitori, “ne combinavi delle belle”, accontentandoti dell’attenzione ricevuta mentre ti sgridavano.
Sembra che ti stia trovando dunque in una posizione di conflitto: la paura di non ricevere affetto ti porta a difenderti adeguandoti alle necessità degli altri.

Il prezzo da pagare è che in questo modo nessuno (né tu, né gli altri) si prende cura dei tuoi bisogni, ed è possibile che i momenti di sconforto siano legati proprio a questa mancanza.

Questa ipotesi rispetto al tuo modo di “funzionare” dovrebbe però essere confermata. Insieme, in un colloquio, potremmo andare alla ricerca delle informazioni necessarie per comprendere meglio la situazione, e soprattutto per trovare un modo nuovo e più utile per vivere i tuoi bisogni.

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esperto

 

 psicologa psicoterapeuta alice garavaglia


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L’ESPERTO RISPONDE Corretta deglutizione nei bambini e Logopedia

Silvia

Buongiorno, vi scrivo perché il dentista di mio figlio mi ha consigliato una visita logopedica perché D. interpone la lingua tra i denti quando deglutisce. Devo dire però che non è entrato nei dettagli.. o io non ho capito bene la problematica. Cosa vuol dire esattamente?
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