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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


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L’ESPERTO RISPONDE: cosa sono i Dsa e come muoversi dopo una segnalazione?

Buongiorno,
sono mamma di Luca, bambino di otto anni che ha terminato a giugno la seconda elementare. Le maestre, in occasione della consegna delle pagelle, mi hanno segnalato che il bambino presenta una lettura molto lenta e con molti errori. Per questo motivo, mi hanno consigliato una valutazione logopedica in quanto Luca potrebbe presentare un disturbo specifico di apprendimento.
Di che cosa si tratta esattamente? Come devo muovermi?
Grazie.Schermata 2018-09-11 alle 14.03.42

Gentile mamma,
con il termine disturbo specifico di apprendimento si intende un disturbo del neurosviluppo che interessa la sfera degli apprendimenti scolastici, in bambini che non presentano problemi a livello intellettivo generale.

In particolare, i disturbi specifici di apprendimento vengono classificati nel seguente modo, in base alle caratteristiche cliniche:
Dislessia: disturbo della lettura, si manifesta come difficoltà a decodificare un testo scritto; il soggetto presentante dislessia tende a leggere più lentamente e a commettere più errori rispetto alla media dei coetanei.
Disortografia: disturbo della scrittura, si manifesta con difficoltà ad acquisire le regole ortografiche e permanere nei testi scritti di numerosi errori di ortografia;
Disgrafia: disturbo della grafia, si manifesta con difficoltà motorie dell’atto grafico;
Discalculia: disturbo della capacità di comprendere e operare con i numeri.

Questi disturbi vengono definiti specifici in quanto non conseguono a problemi neurologici, ambientali o intellettivi.
È frequente incontrare nel bambino la presenza contemporanea di uno o più disturbi specifici.
Spesso sono individuabili una serie di campanelli di allarme che possono segnalare la presenza di un disturbo specifico di apprendimento.

Nella fascia di età di Luca, i possibili indicatori a cui prestare attenzione sono i seguenti:
– La lettura è poco fluida e, di conseguenza, viene inficiata la comprensione di ciò che si sta leggendo;
– Il bambino cerca delle scuse per evitare di leggere;
– In scrittura, il lessico è ristretto;
– Gli errori ortografici sono eccessivi rispetto all’età e alla classe frequentata;
– È presente confusione rispetto all’ordine delle lettere che compongono le parole;
– Non può utilizzare i propri appunti per studiare;
– Confonde la destra e la sinistra;
– L’esposizione orale di fatti e di racconti risulta povera di termini e difficoltosa;
– L’uso del diario scolastico risulta disorganizzato e non trascrive i compiti assegnati;
– Ha difficoltà ad imparare le tabelline

Nel caso specifico di suo figlio le maestre segnalano la preoccupazione che il bambino presenti dislessia.Schermata 2018-09-11 alle 14.03.27.png

Che cosa fare?
La cosa migliore da fare è rivolgersi a degli esperti per una valutazione diagnostica.
Per effettuare tale valutazione, è necessario rivolgersi al Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’ASL di appartenenza o a un centro privato e/o convenzionato specializzato.
La valutazione viene eseguita da un’equipe multidisciplinare, che si avvale di specifici test da somministrare al bambino per indagare le seguenti aree:

  • Intelligenza (Q.I.),
  • Capacità di lettura (velocità di lettura e correttezza),
  • Capacità di scrittura (correttezza),
  • Comprensione del testo,
  • Capacità di calcolo.

Alla fine del percorso valutativo, l’equipe redige una relazione in cui si esplicitano i risultati ottenuti nei vari test e – qualora sia necessario – la diagnosi di disturbo specifico.

Quando effettuare la diagnosi?
Secondo la normativa vigente, è possibile effettuare la diagnosi di dislessia e disortografia alla fine della seconda elementare e la diagnosi di discalculia alla  fine della terza elementare.

Dr.ssa Silvia Giusiano

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L’ESPERTO RISPONDE: 6 strategie utili per accompagnare il sonno dei bambini.

Sara e Umberto
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Buongiorno, siamo una giovane coppia e genitori di uno splendido bambino di 3 anni e mezzo. Abbiamo trovato il suo nominativo sul sito del centro Nemesis in ricerca di un esperto nel supporto alla genitorialità. Da settembre dello scorso anno è diventato sempre più difficile portare a letto nostro figlio ad un’orario decente, perché al mattino si deve alzare presto per andare all’asilo. Ogni sera è una lotta per convincerlo e spesso ci arrendiamo perché siamo molto stanchi. Da sempre è abituato ad andare a dormire tardi insieme con noi perché poteva svegliarsi tardi il giorno dopo. Da settembre quando ha iniziato l’asilo abbiamo iniziato ad essere più attenti perché la mattina dopo fa molta fatica a svegliarsi presto ed arriviamo sempre tardi all’asilo. Le mattine e le sere sono diventate motivo di grande stress con pianti e reazioni capricciose da parte di nostro figlio. Al momento si addormenta tardi sul divano davanti alla televisione, praticamente crolla, si sveglia quando lo portiamo in braccio al letto e vuole restare con noi. In settimana durante la giornata è di cattivo umore, dorme 2 ore all’asilo al pomeriggio e a volte si addormenta in macchina quando lo porto a casa o in palestra.  Nel weekend invece siamo tutti quanti più rilassati e viviamo come prima di settembre, cioè con calma. Le chiediamo dei consigli pratici per superare questo momento difficile.

Gentili genitori, grazie per il vostro messaggio e per la vostra richiesta di consigli pratici. Tutti noi accettiamo con fatica i cambiamenti nelle abitudini di vita, e per un bambino questo è ancora più difficile perché tutte le sue sicurezze vengono messe in discussione. Vorrei soffermarmi sulla fase dello sviluppo in cui si trova attualmente vostro figlio:  specialmente dai 3 ai 4 anni, infatti, possono insorgere problemi di addormentamento legati al progredire del processo di separazione/individuazione. In questo periodo i bambini cominciano a percepire la propria personalità come indipendente e separata da quella dei genitori, di conseguenza l’andare a dormire e l’addormentarsi da soli potrebbero causare ansia.

I rituali, cioè la ripetizione degli stessi “schemi” di comportamento, sempre uguali giorno dopo giorno, rafforzano la sicurezza e la connessione all’interno della famiglia proprio perché vanno a costituire dei riferimenti esterni in più. Allo stesso tempo è importante tenere a mente che l’instaurazione di nuovi rituali, o un loro cambiamento, deve avvenire con gradualità e richiede tempo e pazienza.

Ecco alcuni esempi di rituali di addormentamento che possono essere combinati uno con l’altro:

  1. Scegliere il momento “giusto”: Ognuno di noi, già dalla tenera età, ha un orologio biologico interno che determina i ritmi di sonno e veglia. Nel vostro caso vi consiglio di anticipare lentamente il momento “giusto” fino ad arrivare all’orario che assicura al vostro figlio le ore di sonno necessarie a svegliarsi ben-riposato. Questo processo può durare settimane. Vi consiglio inizialmente di non distinguere fra giorni lavorativi e week-end per aiutare a ri-programmare il suo orologio interno.  
  2. Creare l’atmosfera e un ambiente confortevole: Unknown-1Il rituale di addormentamento può già iniziare con la cena e continuare con attività tranquille per stimolare l’arrivo del sonno. I giochi scatenati, la visione di programmi televisivi, i giochi al computer o sul tablet agiscono come degli stimolanti e allungano i tempi di addormentamento. L’ambiente favorevole al sonno dovrebbe avere inoltre una temperatura attorno ai 18-20°, un basso livello di rumore (abbassate il volume del televisore o della musica in casa) e una luce tenue. Esiste un collegamento fra la riduzione degli stimoli visivi e la produzione di melatonina, l’ormone secreto dall’epifisi che favorisce il sonno.Unknown-2

  3. Un bagno rilassante: Alcuni minuti trascorsi nell’acqua tiepida possono favorire il sonno. Il rituale dell’igiene personale e l’applicazione di creme sul corpo sono normalmente molto apprezzate dai bambini. Se invece il bagnetto lo stimola e lo ri-vitalizza, meglio spostarlo in un altro momento della giornata.

  4. La storia della buonanotte: La vicinanza di mamma e/o papà, un bel libro e la luce tenue dell’abat-jour sono gli ingredienti ideali per prepararsi al sonno. Ai bambini più piccoli normalmente piace guardare un libro illustrato insieme con i genitori; questa attività inoltre potrebbe servire da spunto per inventare e sviluppare nuove storie per iniziativa del genitore, del bambino o di entrambi. Un momento prezioso che il bambino conserverà tra i ricordi più belli della propria infanzia.
  5. Tante coccole con il massaggio: Una pratica in grado di trasmettere vicinanza, sicurezza e serenità è quella di praticare un massaggino leggero con movimenti rotatori della mano, sulla pancia o sulla schiena del bambino. I gesti dolci e il tocco leggero accompagnano il bambino in un sonno molto sereno.Massage of foots

  6. La dolce ninna-nanna rappresenta un’altra possibilità per entrare nella fase del sonno perché per i bambini è molto piacevole addormentarsi cullati dalla voce della mamma o del papá. Le ninne-nanne tradizionali, con le loro parole in rima e strofe ripetitive, rassicurano e rilassano il bambino. Va bene anche una canzoncina, anche se inventata (ma sempre uguale!), che il genitore intona con voce calma a ritmo lento.

Ogni famiglia è unica e può creare il proprio schema di comportamenti per chiudere la giornata. I rituali descritti possono essere anche combinati per creare un percorso che aiuta il bambino e i genitori a vivere la fine della giornata in maniera sicura e tranquilla.

Spero di esservi stata di aiuto. Non esitate a contattarmi nuovamente se avete delle domande.

Dott.ssa Alexandra Viechtbauer

 

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esperto

 

 


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L’ESPERTO RISPONDE: Yoga nella prima infanzia… come funziona?

Buongiorno, leggo sempre più spesso che praticare yoga fin da piccoli aiuta la crescita globale del bambino. Anche al nido che frequenta il mio bambino è stato proposto; potreste darmi qualche informazione più precisa sulle modalità che vengono utilizzate con i più piccoli? Grazie. Marianna.

Buongiorno Marianna, fare yoga con i bambini della fascia di età 3-36 mesi significa dare loro l’opportunità di sperimentare fin da subito il loro corpo, le emozioni che esso suscita, le sensazioni e i pensieri.

Nei primi tre anni di vita del bambino si pongono le basi per la formazione della sua personalità futura: è dunque fondamentale stimolare al meglio tutte le sue abilità attraverso il tatto, il contatto, la postura del corpo, i movimenti più o meno ampi.Schermata 2018-05-02 alle 14.03.37

Nel nostro centro pratichiamo lo Yoga per bambini con il , un approccio che si basa sugli insegnamenti dell’educazione Neo-umanista, un filone della filosofia che focalizza il suo interesse sul rispetto di ogni forma vivente (esseri umani, flora, fauna) e non vivente dell’universo.  Del tutto differente dallo yoga classico, l’approccio con i piccolissimi è un approccio “in punta dei piedi”, ovvero molto morbido, delicato, non invasivo, sensibile ed empatico; sono numerosi i messaggi di rinforzo positivo che vengono dati ai bambini attraverso sorrisi, piccoli applausi, sguardi di gratitudine.

Lo schema degli incontri resta sempre lo stesso per dare maggiore sicurezza ai piccoli: dopo le routine di saluto ed apertura dell’incontro si eseguono piccoli riscaldamenti seguiti dalle posizioni yoga in coppia o da soli; molte asana prendono il nome di animali o di elementi della natura (cane, gatto, montagna, pesce,…). Successivamente vi è un massaggio e un breve momento di meditazione in cerchio che ha l’unico scopo di far abituare i bambini a restare in silenzio, con gli occhi chiusi ad ascoltare la quiete che li circonda.Schermata 2018-05-02 alle 14.03.22

Tutti gli incontri sono accompagnati da canzoncine, filastrocche e musica di sottofondo, in un clima di serenità e allegria.

Le consiglio vivamente di far provare questa esperienza al suo bambino, sarà divertente e davvero stimolante.

Yoga è sinonimo di benessere…e si inizia fin da subito a stare bene!!!  

esperto

 

cristina iosa logopedista


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Training Autogeno in gravidanza, in particolare il metodo R.A.T.

La gravidanza rappresenta per la donna uno dei periodi della vita più ricco di cambiamenti. Le modificazioni che avvengono riguardano sia il corpo sia la mente che insieme dovranno trovare nuovi equilibri. Tra le fisiologiche oscillazioni ormonali e le normali insicurezze legate ai cambiamenti corporei, di abitudini e di ruoli, il Training Autogeno in gravidanza può essere adottato efficacemente per mantenere un equilibrio ed una serenità emotiva.

Tecnica di rilassamento e di psicoterapia esso si basa sulla ripetizione di particolari esercizi che devono essere appresi in modo graduale e con allenamento costante. Per le gestanti è utile in particolar modo il metodo R.A.T., Training Autogeno Respiratorio, tecnica che deriva dal Training Autogeno e che consiste in alcuni esercizi che aiutano a controllare la respirazione e a sciogliere i muscoli coinvolti nel parto.

Il compito primario del training autogeno in gravidanza è quello di aiutare le future mamme ad affrontare gli squilibri emotivi e le oscillazioni d’umore che spesso accompagnano il prima e il post parto, cercando di prevenire in questo modo patologie più gravi quali i disturbi d’ansia della gestante e la depressione post partum della neomamma.

Gli esercizi inoltre, eseguiti già a partire dal 4° mese con il supporto di uno psicologo esperto, possono ridurre se non far scomparire del tutto eventuali stati di malessere fisico legati al periodo: nausea, vomito, insonnia, irritabilità, stitichezza, senso di spossatezza, anomalie respiratorie e del ritmo cardiaco da ansia, sbalzi di pressione, dolori muscolari. Il Training Autogeno è una risorsa che non esaurisce la sua funzione nell’arco della gravidanza e del parto, ma che potrà essere utilizzata in qualsiasi momento della vita.

Il Training Autogeno in gravidanza permette dunque di attenuare i disturbi tipici di questo periodo oltre che di fronteggiarne i vissuti psicologici. Tale tecnica consente di sintonizzarsi e porsi in ascolto del proprio corpo e così facendo permette alla madre di iniziare un dialogo con il nascituro, creare armonia dentro di sé e prendere confidenza con i cambiamenti fisiologici. Facilita il raggiungimento di un profondo rilassamento e di un benessere generale, combattendo ansie e paure, e migliora eventuali contratture e dolori. Durante il travaglio consente alla mamma di concentrarsi su quanto sta accadendo, aumenta la determinazione, la calma e la capacità di autocontrollo, oltre a migliorare la fiducia in se stesse e nelle proprie capacità. I benefici del training autogeno si protraggono oltre la nascita del bambino, rendono la mamma più “allenata” ad affrontare tutti i piccoli problemi che la cura e la gestione di un neonato e del nuovo ruolo comportano.

Il training autogeno non è una cura che elimina il dolore o l’ansia in maniera definitiva, ma aiuta sensibilmente a tenere sotto controllo lo stress e ad affrontare gli ostacoli con maggiore tranquillità. La sua pratica stimola la produzione di endorfine che contrastano l’ansia e l’agitazione favorendo anche il controllo del dolore grazie al rilassamento della muscolatura.

Tale metodo andrebbe appreso all’interno o in concomitanza di corsi che prevedono un approccio completo a gravidanza, parto e post-partum. La gravidanza è un evento unico e misterioso che coinvolge non solo il corpo, ma anche la psiche della donna. La donna è assorbita da ansie e paure, per questo è importante approfondire non solo gli aspetti fisiologici della gravidanza, ma anche i vissuti psicologici della donna e di chi le sta accanto. Corsi così strutturati rispondono sia ai bisogni informativi che di sostegno dei futuri genitori: le paure si attenuano grazie alla condivisione e all’informazione, il confronto rassicura e rende protagonisti della propria esperienza, il gruppo che accoglie e ascolta infonde fiducia e coraggio.

 

dott.ssa Filomena Tancredi
Psicologa Psicoterapeuta

VEDI ANCHE “IL CORSO DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA”


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Facciamo la nanna! Serate tematiche per genitori

Serate tematiche di conoscenza e consulenza sul sonno dei bambini, per genitori

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Quattro serate dedicate ai genitori per parlare insieme del sonno dei loro bambini imparando a conoscerlo e a gestire eventuali difficoltà per affrontare il momento della nanna senza paure e preoccupazioni accompagnando i loro piccoli a sonni sereni.

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STIMOLIAMO LA BOCCA DEI NOSTRI BAMBINI!

La funzione alimentare ha inizio già nella vita intrauterina, quando il bambino a 10 settimane di vita inizia a succhiare e a 15 settimane a deglutire.

Nel corso dei primi 3 anni di vita il bambino deve arrivare ad avere una deglutizione quasi del tutto simile a quella dell’adulto: questo potrà avvenire soltanto se l’esperienza a livello sensoriale e motorio sarà adeguata, ovvero se egli imparerà a conoscere il gusto, la temperatura, la forma, l’odore di diversi alimenti e se li saprà gestire attraverso i movimenti delle labbra, della lingua e delle guance.

La bocca rappresenta per il lattante il primo strumento attraverso il quale egli inizia a conoscere il mondo: comincia col portare le manine alla bocca per poi passare a tutti gli oggetti che gli capitano intorno. Per questo motivo lasciamo sperimentare con la bocca il nostro bambino! Naturalmente facendo attenzione a non lasciare oggetti piccoli, taglienti, caldi, che possano essere ingeriti o che possano creare situazioni di pericolo per il piccolo.

La funzione alimentare progredisce attraverso alcune tappe specifiche che il bambino deve raggiungere in un tempo definito, ma teniamo comunque presente che alcuni bambini progrediscono più o meno velocemente di altri a seconda delle esperienze, delle credenze popolari, della tollerabilità agli stimoli sensoriali e al carattere personale. Sebbene vi sia un margine di variabilità, la progressione delle tappe deve comunque essere rispettata e stimolata dall’adulto che si occupa del piccolo.

Fino ai 6 mesi è prevalente la suzione ed è caratteristico che il bambino rifiuti qualsiasi alimento che non sia latte (naturale o artificiale); successivamente il riflesso di spinta anteriore della lingua scompare e il piccolo è pronto ad iniziare lo svezzamento con cibi semisolidi  e semiliquidi (vi è parallelamente la comparsa dei primi dentini).

Dai 6 ai 9 mesi le esperienze di nuovi cibi si susseguono velocemente e a 9 mesi compare l’abilità del morso attraverso il movimento di apertura e chiusura della mandibola: è dunque importante in questo momento stimolare la bocca e i suoi movimenti con cibi duri quali pizza, pane, crosta del formaggio (gli alimenti solidi aiutano anche ad alleviare il dolore alle gengive causato dall’eruzione dei denti).

In questa fase il bambino è pronto ad abbandonare il biberon e ad assumere i liquidi dal bicchiere.

Allenare la masticazione con tutti i cibi solidi fino ai 2 anni permette di migliorare i movimenti della lingua, di tonificare la muscolatura delle guance e di tutto il viso affinchè il piccolo diventi un buon masticatore e riesca a portare autonomamente le posate alla bocca.

A 3 anni il bambino deve aver raggiunto le abilità masticatorie del soggetto adulto, con qualche accorgimento rispetto agli alimenti complessi quali spaghetti, caramelle piccole, rosso dell’uovo sodo, verdure filacciose.

Nel periodo che va dagli 0 ai 3 anni di vita vi è un’alta disponibilità ad acquisire i gusti (anche quelli poco amati come le verdure amare) e le diverse consistenze, ma bisogna far fare molta esperienza, anche se inizialmente il piccolo tende a rifiutare alcuni alimenti: ogni alimento dovrebbe essere proposto dalle 5 alle 10 volte prima di dichiarare che al bambino non piace e non rinunciare subito dopo il primo tentativo!

Ricordiamo inoltre che le abilità di alimentazione sono fondamentali per l’articolazione del linguaggio, tanto da essere definite abilità di pre-linguaggio: ciò significa che un buon sviluppo alimentare è alla base di un’adeguata articolazione dei suoni.

Dunque facciamo fare esperienza ai nostri bambini con cibi diversi e vedremo che… mangiare è un gioco divertente!

 

cristina iosa logopedista

https://centronemesis.com/lesperto-risponde/


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L’ESPERTO RISPONDE: Baby blues: i giorni difficili dopo il parto

Serena, 34 anni

Buongiorno, sono una neomamma di una bambina stupenda…la amo tantissimo… Dovrei essere felicissima, l’ho desiderata tanto, invece mi sento triste e stanca, piango spesso e la sera mi viene l’ansia all’idea di affrontare la nottata… Tutti mi parlano dell’istinto materno che dovrebbe farmi capire cosa vuole mia figlia e cosa è giusto per lei, ma … non so mai qual è la cosa giusta…non mi sento in grado di decidere, non riesco mai a capire cosa vuole e perché piange… e poi ci sono mille domande a cui non riesco a dare una risposta…tutti sembrano sapere cosa è meglio, tranne io… Mio marito mi aiuta molto, ma io mi sento ugualmente sola…Non so cosa fare… Continua a leggere


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Abbassamento di voce nei bambini: le regole per proteggere le corde vocali

mal-di-gola-nei-bambiniCon il termine “Disfonia” si indica un disturbo della voce che colpisce individui di ogni età e, dunque, anche i più piccoli.
Le cause sono molteplici e la più frequente deriva dai noduli che si formano sulle corde vocali: sono dei piccoli “calli” che, posizionati sul bordo della corda vocale, le impediscono di vibrare in maniera armonica. Il risultato è una voce rauca, soffiata, gracchiante.
I noduli di solito si formano in seguito ad un cattivo uso o ad un abuso della propria voce, ad esempio gli sforzi continui, le urla, gli improvvisi cambi di tono. L’abbassamento di voce nei bambini avviene perché acquisiscono facilmente abitudini sbagliate su imitazione e per questo motivo il primo modo per evitare la disfonia nel bambino è quello di essere un adulto modello: genitori, insegnanti, parenti dovrebbero fornire un modello vocale corretto.

Nello specifico, le buone abitudini che gli adulti dovrebbero acquisire sono:

  1. capricci.jpgEvitare di parlare ad alta voce o urlare
  2. Insegnare al bambino che, per richiamare l’attenzione, si deve avvicinare e non urlare a distanza
  3. Dare al bambino tutto il tempo che gli occorre per parlare e non mettergli fretta (questo nuoce alla respirazione)
  4. Diminuire i rumori ambientali di fondo (radio, televisione, elettrodomestici) quando ci si parla
  5. Motivare il bambino a nuovi atteggiamenti vocali spiegandogliene i motivi
  6. Evitare di vestire troppo il bambino e fargli coprire bene la bocca ed il naso quando esce all’aperto e fa freddo
  7. Evitare ambienti troppo riscaldati, secchi e polverosi.

La fascia di età maggiormente colpita per abbassamento di voce nei bambini e ragazzi, va dai 5 ai 14 anni (ma attenzione perché tra gli 11 e i 14 vi è la muta vocale che spesso causa disturbi temporanei alla voce) e le ricerche statistiche mostrano che se l’intervento è precoce (ovvero il bambino viene rieducato entro un anno dalla comparsa del disturbo) il 35% riporta risultati positivi alla terapia logopedica.

Ricordiamoci che la voce deriva da un insieme di fattori che devono cooperare correttamente e contemporaneamente: la corretta postura del corpo, la corretta respirazione, il corretto passaggio di aria tra le corde vocali, la buona articolazione delle parole, la capacità di ascoltarsi quando si parla. Il bambino naturalmente non ha ancora maturato una chiara idea del proprio schema corporeo e soprattutto di cosa accade quando parla, ha una scarsa capacità di focalizzare e mantenere l’attenzione sulla propria voce, non è in grado di guidarsi e correggersi da solo;  per questo motivo è di fondamentale importanza che gli adulti che lo circondano siano un modello vocale il più perfetto possibile, affinché egli acquisisca fin da subito le abitudini corrette durante l’eloquio.

Se l’adulto si accorge che il bambino perde spesso la voce o che questa è spesso rauca, è consigliabile effettuare una visita foniatrica attraverso la quale il medico specialista porrà o meno una diagnosi di disfonia e indicherà quali percorsi sono più indicati: consigli ai genitori, terapia logopedica, terapia farmacologica, l’abbassamento di voce nei bambini non è da sottovalutare.

Il logopedista attuerà una terapia mirata alle esigenze del bambino allo scopo di ripristinare un corretto meccanismo durante l’emissione della voce, attraverso incontri settimanali basati sul gioco; verranno inoltre forniti consigli agli adulti che circondano il bambino affinché nel quotidiano egli abbia un modello vocale corretto da imitare.

 

cristina iosa logopedista


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LAVORIAMO CON LE EMOZIONI! Un nuovo progetto per le scuole materne ed elementari

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Dopo l’estate verrà attivato
un nuovo progetto di riconoscimento emotivo
per le scuole materne
organizzati a Torino con la collaborazione
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Lavorare sulle emozioni è importante fin dalla prima infanzia perché sono strumenti che ci danno informazioni su ciò che avviene dentro e fuori di noi, aiutandoci a capire cosa succede a noi e agli altri.

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Pensieri e aforismi #74 M. De Montaigne

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