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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


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L’ESPERTO RISPONDE: quando le nostre storie ci intrappolano

Mi chiamo Marco, ho 28 anni. Mi sono lasciato da poco con la mia ragazza, perché era troppo distante da me, non c’era. Anche se gliene avessi parlato non penso che lei avrebbe potuto capire ed essermi d’aiuto, forse non sarebbe neanche stato giusto farle carico delle mie difficoltà. Mi rendo però conto che per me è molto duro dire cosa provo, farmi avanti, fin da piccolo ho avuto questa sensazione.
Piango molto da allora, mi sento perso. È così complicato l’amore, sono confuso. 
Non so se c’entri, ma i miei si sono lasciati quand’ero piccolo, ho vissuto sballottato fra due case, spesso cercando di esser loro d’aiuto, sono stati anni difficili.
C’è qualcuno con cui posso condividere queste emozioni?

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Caro Marco,
grazie per averci scritto. Parli di qualcosa di molto importante, ci porti una domanda che tocca l’esperienza di moltissime persone.

Nella nostra vita esistono alcuni snodi centrali. La costruzione di un rapporto di coppia è certamente uno di questi. La coppia, fra i tanti ruoli che ricopre, racconta anche della nostra capacità e disponibilità a renderci permeabili, ad aprirci all’altro, a fidarci. Spesso troviamo complementarietà e corrispondenze con le persone a cui siamo più legati. Capita che in un rapporto d’amore o in un’amicizia profonda si tenda a una certa completezza, ricercando nell’altro caratteristiche che sentiamo in noi mancanti e – specularmente – investendo molto sui tratti comuni e condivisi. È allora frequente (per fare qualche esempio) che uno sia “l’introverso” e l’altra “quella espansiva”, che l’uno sia “quello che decide” mentre l’altro “quello che si fa guidare”.

Qualcosa di analogo accade dentro di noi, in un gioco di rispecchiamenti di desideri e di paure. La nostra personalità è come un insieme di storie che ripetutamente noi raccontiamo e sentiamo raccontare su noi stessi. Nel tempo, in base a ciò che viviamo, certe storie ci diventano più familiari di altre, che restano invece relegate in un altrove ignorato o rifiutato. Questo processo – prevalentemente inconsapevole, sia chiaro – di scelta delle storie che più ci rappresentano risponde a un bisogno di coerenza, di chiarezza, di definizione. È ciò che, semplificando, costituisce la nostra identità. 

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Ogni scelta comporta sempre una rinuncia, ma di questo capita di non accorgersene se non a posteriori. Quando noi scartiamo certe storie su noi stessi restringiamo il nostro campo d’azione, limitiamo la nostra libertà non solo di movimento, ma anche di pensiero. “Io sono forte”, è molto rassicurante saperlo, mi fa sentire bene. Eppure questo – col tempo – mi può rendere inaccessibile l’idea di poter essere (almeno qualche volta) debole, fragile, vulnerabile; bisognoso.

Quegli aspetti dell’esistenza che non ammettiamo in noi stessi (ciò che non ci piace, che giudichiamo negativamente), a lungo andare rischiamo di relegarli nell’ombra, di escluderli dalla nostra coscienza. In tal modo – pur pensando di essercene liberati – lasciamo questi aspetti privi di parole che possano descriverli e li rendiamo impensabili. E dove meno c’è la nostra capacità di pensiero (che è ciò che dà forma e contenimento alle nostre esperienze), tanto maggiore è l’imperversare incontrollato delle emozioni, che allora perdono la loro naturale funzione di bussola e coloritura psichica e diventano invece un caotico tormento e un oceano tumultuoso che ci disorienta.

Può capitare così di sentirsi bloccati, senza via d’uscita né alternative. La carica emotiva che avvertiamo dentro di noi ci pare troppo intensa per essere gestibile, ci è molto difficile pensare che qualcuno possa accoglierla e saperla maneggiare. Più semplicemente, ci è molto difficile pensare. Una possibile strada è forse quella di ritrovare un nome per ciò che sentiamo, trovare in noi parole nuove per raccontare e immaginare il nostro dolore, per dargli una forma, un aspetto, una dignità, un luogo psichico di sosta e di dimora.

Tu hai accennato ad alcune difficoltà che hai attraversato nella tua crescita, alla necessità di esser presente e d’aiuto per la tua famiglia. Dopo tanti anni nel ruolo di soccorritore può magari esser difficile ora ritrovare in te quelle parti (necessariamente un po’ accantonate) bisognose di cure e in grado di chiedere aiuto. Non è mai semplice entrare in contatto con quanto dentro di noi parla di fragilità e mancanza. Allo stesso tempo, però, cercando una via per dar voce a queste parti sarà possibile familiarizzare poco a poco con esse, renderle più pensabili e accettabili, integrarle nella tua storia di vita e renderle – se non proprio risorse – dei tratti di te consapevoli di ciò che desideri e capaci di dar casa alla tua sofferenza.

Dr. Martino Lioy
Psicologo clinico

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esperto

 


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L’ESPERTO RISPONDE: mia moglie mi ha tradito, non so cosa fare.

Oscar, 53 anni
Buongiorno,133225661-ab528410-1554-4116-97f2-d16e9bb0a15a
sono arrabbiatissimo perché ho scoperto che mia moglie fino a qualche mese fa ha frequentato un altro uomo. La loro relazione, se così vogliamo definirla, è durata circa un anno e da poco è finita. Quando l’ho scoperto e ne ho parlato con lei, mia moglie si è giustificata dicendo che noi non avevamo più rapporti sessuali da tempo, che questo aspetto le mancava e che non è riuscita a resistere alla tentazione di provare con quest’altro uomo. Ma sostiene di averlo lasciato perché tiene alla nostra famiglia (abbiamo due figli, ormai grandi). Ha mentito fino a oggi, come potrei ora crederle? Non so cosa fare, vorrei solo tornare a come eravamo prima!

 

Salve Oscar,
quando si parla di tradimento non si può non parlare di rabbia e di perdita della fiducia, questo è sicuro. Nelle relazioni di coppia affidiamo all’altro una parte di noi, fatto che ci porta a sentirci feriti e persi quando qualcosa va storto.
Allo stesso tempo, un tradimento è sicuramente sintomo di una crisi della coppia, ma non ne rappresenta necessariamente la fine, se affrontato in modo utile. Una crisi, infatti, può rivelarsi un’opportunità per comprendere molti aspetti importanti, che sino a quel momento forse erano stati sottovalutati.
Ad esempio, sembra emergere che qualche difficoltà nella coppia, almeno dal punto di vista sessuale, era presente anche prima del tradimento. Sarebbe da comprendere meglio quali sono stati nel tempo i bisogni di entrambi da quel punto di vista e quali sono oggi. Solo così sarà possibile vedere se ci sono stati dei cambiamenti che hanno portato a uno squilibrio.

Nel corso della nostra vita, infatti, ciascuno di noi cambia a seconda di moltissimi fattori (i propri bisogni, il contesto, l’acquisizione di nuove risorse…). Nella vita di coppia, soprattutto quando la relazione è di lunga data, questi cambiamenti dei singoli partner possono andare nella stessa direzione oppure, a volte, in direzioni opposte. Per il benessere della coppia è fondamentale accorgersi di questi cambiamenti, in modo da poter negoziare (se possibile!) un nuovo modo di stare insieme, che rispetti i nuovi bisogni di entrambi. Questo processo non è per niente facile proprio perché i cambiamenti avvengono in modo graduale e, dall’interno, non sempre è possibile notarli. In questi casi una figura molto utile è quella del terapeuta di coppia: egli offrirebbe la possibilità di vedere ciò che sta succedendo da un’altra prospettiva, più ampia.

Proprio a questo proposito, quando sostiene di voler tornare a come eravate prima, è importante chiederci se sia un obiettivo raggiungibile. È proprio il “come eravamo prima” che vi ha portato a questa crisi, ed è proprio lì che è utile capire cosa non stesse funzionando. L’obiettivo delle terapie di coppia, infatti, è andare alla ricerca di un “nuovo noi” possibile.
Le premesse sembrano esserci: sua moglie ha scelto di tornare a impegnarsi nella vita di coppia, lei si sta attivando (lo dimostra l’averci scritto) per capire come muoversi. Una cosa è sicura dunque: al momento nessuno dei due vuole mollare! Tocca vedere se e come questo sarà possibile.

Questa potrebbe essere una nuova sfida da affrontare insieme… buon lavoro!

 

esperto

psicologa psicoterapeuta alice garavaglia

https://centronemesis.com/lesperto-risponde/


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L’ESPERTO RISPONDE: come affrontare la disfunzione erettile?

Mauro, 27 anni

Buongiorno,
per me è difficile chiedere aiuto sulla situazione che sto vivendo. Mi sento molto in imbarazzo e faccio fatica a parlare di queste cose. Scrivere a voi di questo problema lo rende ancora più reale nella mia mente, mi fa paura, ma penso che sia arrivato il momento di farci i conti e provare a risolvere la situazione.
Sono fidanzato da 4 anni con una ragazza, abbiamo un bellissimo rapporto, io sento che è la ragazza giusta per me, stiamo progettando di vivere insieme e di costruire con il tempo una famiglia con almeno due figli e un cane. Ma da diversi mesi a questa parte non riusciamo ad avere rapporti. Io vado in agitazione, mi viene la tachicardia, inizio ad avere una forte sudorazione e perdo completamente l’erezione. Lei prova a continuare e ad aiutarmi ma non funziona mai. Io divento triste, mi sento in colpa, ho paura che lei possa lasciarmi o addirittura pensare che sia lei il problema. Non potrei sopportare che lei pensi sia colpa sua, non è colpa sua io sento che è mia l’agitazione quando arriva quel momento perché prima provo una fortissima attrazione nei suoi confronti e desidero tanto fare l’amore con lei. Poi, però, non riesco. Sta diventando un incubo e non riesco più ad approcciarmi a lei.

Buongiorno Mauro,
grazie molte per averci scritto.

Quello che lei descrive è un problema che riguarda diversi uomini. La prima cosa da fare in queste situazioni è escludere che ci siano cause organiche a quello che le sta accadendo, sarebbe opportuno facesse una visita andrologica. A volte queste problematiche sono dovute a problemi ormonali o a problemi di flussi circolatori all’interno dei corpi cavernosi del pene.

Una volta esclusa la causa organica si può iniziare a pensare ad una causa psicogena, possono essere molteplici i fattori che contribuiscono ad una difficoltà di mantenimento dell’erezione durante un rapporto sessuale. Alcuni di questi possono essere una scarsa autostima, il timore di deludere il partner, la paura che ricapiti la prestazione deludente, dando, così, il via ad un circolo vizioso.

Lei e la sua compagna, qualora lo riteneste opportuno, potreste rivolgervi a un sessuologo clinico, la sessualità si gioca nella coppia ed è importante non escludere il partner in questo percorso anche se spesso si pensa che sia solo un proprio problema. E’ usuale cercare di darsi la colpa in questi casi, ma affrontare insieme il problema renderà l’esito della terapia più favorevole.

Uno dei trattamenti più usati è la Terapia Mansionale Integrata: è un metodo che mira alla risoluzione del sintomo e allo scioglimento del circolo vizioso di automantenimento dello stesso. Attraverso questo metodo ogni partner ha la possibilità di conoscersi, conoscere l’altro e conoscere sé attraverso l’altro avendo come obiettivo la ricerca del piacere condiviso.

Spero di esserle stata di aiuto.


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Crisi di coppia come superare il momento? Conoscendo i quattro processi che portano al litigio

Crisi di coppia come superare il periodo delle discussioni e dei litigi?

Io non ti sopporto più. Devo uscire da questa relazione
Quando fai così ti odio… lo sai e lo fai apposta!”
“Non sei mai a casa, e quando ci sei riesci comunque a essere assente!”
“Sei diventata di ghiaccio, non riesco più ad avvicinarmi a te”crisi coppia Nemesis

Quante volte ci è capitato di scontrarci con il nostro partner? Siamo arrivati a queste frasi o ci siamo fermati prima? Oppure siamo andati oltre e la nostra relazione non esiste più?

In questo articolo tratteremo: la crisi di coppia come superare il momento e scopriremo cosa sta sotto ai conflitti, quali sono i processi che allontanano i sentimenti positivi dalla relazione. Le motivazioni dei conflitti possono infatti essere molto diverse: i problemi specifici di ogni coppia fanno parte della coppia e, rispetto al loro contenuto, difficilmente possono essere “incasellati”. Tutti, però, sono accomunati da questi processi, trasversali e presenti in ogni conflitto. Riconoscerli permette di migliorare la qualità della nostra relazione e di impedire che i sentimenti profondi e positivi che ci legano all’altro si affievoliscano lentamente. Andiamo a scoprirli!

  1. La Disconnessione

Quando siamo connessi con qualcuno è come se qualcosa ci tenesse insieme in modo speciale, ci rendesse psicologicamente presenti. È così che capita di sentirsi aperti (senza difese, ostilità, altre priorità), curiosi (genuinamente interessati all’altro) e ricettivi (disponibili a farci carico di ciò che l’altro ci offre, a fare spazio per ciò che vorrà condividere con noi).
Quando qualcuno si connette a noi in questo modo, il risultato in noi è un senso di importanza: ci sentiamo presi a cuore, apprezzati e rispettati.
Ma quando chi è stato connesso smette di esserlo (sembra annoiato, risentito, freddo, distratto…), ne soffriamo… e spesso agiamo di conseguenza, disconnettendoci a nostra volta. Questo movimento dà il via a una spirale nella quale progressivamente ci si allontana, senza riuscire a comprendere, alla fine, in quale momento sia iniziato tutto.

  1. La Reattività

litigare rabbia

Questo processo avviene quando ci facciamo guidare dalle nostre emozioni in modo diretto, senza prenderci un attimo per pensare e per incanalarle in modo più inoffensivo. Sono le volte in cui sbottiamo, in cui sentiamo che “questa è la goccia che fa traboccare il vaso”… e inondiamo l’altro con la nostra rabbia. Agiamo così in modo impulsivo, automatico e senza consapevolezza, trascinati dai nostri giudizi. In questo modo rischiamo di provocare all’altro un dolore che lo allontanerà, rendendo sempre più difficile la comunicazione con lui.

  1. L’Evitamento

A nessuno piace provare emozioni negative, ed è quindi successo a tutti di sforzarsi per evitarle, anche senza rendersene conto. Qualsiasi azione potenzialmente potrebbe essere un evitamento, ma vediamo quali sono le modalità più diffuse:

  • Riempire il nostro corpo con delle sostanze che ci facciano sentire bene: cioccolato, dolci, il nostro piatto preferito, qualche bicchiere, qualche sigaretta di troppo… anche l’alcol e le droghe sono un modo per evitare emozioni spiacevoli!
  • Distrarci: qualsiasi cosa può diventare una distrazione, anche quelle che ci fanno bene. Buttarci di più sul lavoro, concentrarci nel nostro sport preferito, guardare moltissime serie tv… se ci capita di investire in queste e altre attività molto più tempo ed energie del solito, vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi: “sto scappando da qualcosa?”
  • Ritirarci in una evitare tristezza Nemesis“zona confortevole”: evitare, quindi, le situazioni che rischiano di esporci alle emozioni negative. Ad esempio evitare di affrontare una questione spinosa, rifiutarsi di ascoltare l’altro, terminare una conversazione non appena sentiamo il crescere dell’agitazione per restare più “al sicuro”, nel territorio delle emozioni non pericolose. Allo stesso tempo, restare in questa situazione porta nel tempo a sentirsi bloccati, appesantiti, a volte insoddisfatti e sconfitti.

L’evitamento, con moderazione, può di certo permettere di “passar sopra” a qualche difficoltà nella coppia. Più alto è il suo impiego, tuttavia, più è probabile che nella coppia si creino problemi.

  1. Dentro alla tua mente

La nostra mente produce una miriade di pensieri al giorno: molti di questi sono legati a ciò che ci succede, altri sono un suo “prodotto esclusivo”. Tanti dei nostri pensieri, infatti, nascono dall’interpretazione della realtà che noi facciamo sulla base di alcune convinzioni profonde.
Ad esempio: se fossimo convinti di non valere niente, i nostri pensieri saranno prevalentemente incentrati su quanto lui è stato più bravo di me a svolgere quel lavoro, su come quella volta ho fallito, su come di conseguenza fallirò anche la prossima volta…. Insomma, i nostri pensieri sono in grado di amplificare il nostro modo di vivere la realtà, portandoci spesso a percepirla a modo nostro. Ed è in questo modo che si formano le diverse “versioni” della realtà, sulle quali nessuno è mai d’accordo (“è andata così!”, “no, non ti ricordi, è andata in quest’altro modo!”).
Restare intrappolati nella propria mente ci fa perdere nei pensieri, allontanandoci dalla realtà delle cose e, di conseguenza, dall’altro.

Riconoscere in noi questi processi è sicuramente il primo passo per andare verso l’altro e trovare una prima risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio “Crisi di coppia come superare il momento?” ricostruendo un modo di comunicare e relazionarsi che porti a una ritrovata vicinanza.

“Litigare è spiegare in modo complicatissimo e a voce alta cose semplici da dirsi sottovoce.”
(Erich Fromm)

psicologa psicoterapeuta alice garavaglia

 

https://centronemesis.com/lesperto-risponde/


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L’ESPERTO RISPONDE: Amore o abitudine?

“Buongiorno, mi chiamo Mia, ho 25 anni e da 5 anni sono fidanzata con un ragazzo verso cui non ho mai provato una grande attrazione fisica ma che mi ha colpito per la sua premura nei miei confronti. Da mesi però non mi sento più appagata, né sessualmente (non facciamo quasi mai sesso, lui dice che non è importante), né emotivamente (lui ha scarso interesse verso tutto o quasi, non facciamo mai niente, sempre casa e lavoro). Però ho paura di perderlo perché si è sempre preso cura di me e mi rende la vita tranquilla, serena, stabile, piatta ma sicura. So che su di lui posso sempre contare. Non ho nessun altro con cui parlare e avere un rapporto così come ho con lui. Lui mi ama moltissimo ne sono certa e io ho paura di perdere una persona che so che mi ama. A volte penso che non troverò mai qualcuno come lui, ma il punto è che sembra che vada tutto bene non appena metto da parte le mie esigenze, ma se penso a queste e al fatto che non vengono quasi mai soddisfatte il mio pensiero è quello di lasciarlo. Sono così indecisa…”

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Pensieri e Aforismi #86 E. Fromm

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Definizione di amore: più facile dire cosa non è amore.

Definizione di amore: alcune possibili
Risultati immagini per amorePer il biologo e filosofo H. Maturana, l’amore implica la necessità e la possibilità di essere riconosciuti e legittimati e richiede che si riconosca e si legittimi l’altro come persona.

Sternberg propone la definizione di amore attraverso la presenza di tre componenti fondamentali:

  1. Intimità, che comprende i sentimenti di vicinanza, di condivisione e di legame;
  2. Passione, relativa all’attrazione fisica e alla componente sessuale del legame;
  3. Decisione e Impegno, che si riferiscono a due aspetti, uno a breve termine, cioè la decisione che si ama un altro, ed uno nel lungo periodo, cioè l’impegno di mantenere questo amore.

Per un altro autore come Fromm, Amore la definizione di amore è:

  • Cura, intesa come attiva preoccupazione per la vita e la crescita del proprio partner, in quanto essere umano;
  • Responsabilità nel rispondere alle necessità dell’essere amato;
  • Rispetto, che permette di percepire l’altro nella sua individualità senza manipolazioni e strumentalizzazioni;
  • Conoscenza, che permette di comprendere ciò che l’essere amato incarna.

 

Cosa non è “definizione di amore”
Il fatto che non ci sia una sola modalità di amare, ma che questa dipenda da chi ama, non toglie il fatto che ci siano forme di Amore che possono arrecare molto danno.

Se l’Amore è definito come accettazione dell’altro, non sono relazioni d’AmoreImmagine correlata:

  • relazioni gerarchiche che prevedono ubbidienza;
  • relazioni in cui è presente un’eccessiva rabbia;
  • relazioni in cui ci sia competizione, ovvero quando “il possedere” diventa una modalità relazionale della coppia;
  • relazioni in cui si verificano manipolazione o negazione dell’altro;
  • relazioni in cui uno dei due partner o entrambi sono infedeli in modo “cronico”;
  • situazioni di non compatibilità o di mancanza di interessi condivisibili tra i partner;
  • relazioni in cui è necessaria da parte di uno dei due partner la continua lotta per la soddisfazione dei propri bisogni legittimi;
  • situazioni di violenza psicologica, cioè quelle relazioni in cui prevalgono indifferenza, silenzio, distanza, denigrazione, menzogna, sarcasmo…;
  • relazioni in cui ci sia violenza fisica (ripetuta) nei confronti di uno dei membri della famiglia;
  • situazioni di dipendenza grave come alcolismo, tossicodipendenza, gioco compulsivo o anche dipendenza da Internet.

 

Cosa non dovreste mai sentirvi dire in una relazione d’Amore che possa definirsi tale
La gelosia è un sentimento che comunemente proviamo in una relazione d’Amore, ma sentirsi dire dal proprio partener Non hai il diritto di essere indipendente da me”, rivela una GELOSIA NON SANA per il rapporto, ma soprattutto per l’altra persona.

Pensare che Non sono niente senza di te” va ben oltre il sentirsi parte di un legame di coppia, ma ha piuttosto a che fare con la DIPENDENZA dell’altro nei nostri confronti.

Anche Non riuscirai a fare niente senza di me” non ha a che fare con dei genuini sentimenti di condivisione dei propri obiettivi di vita, ma piuttosto con l’OPPRESSIONE.

Il sentirsi dire frequentemente dal proprio partner E’ tutta colpa tua!” può caratterizzare e pervadere la relazione di un SENSO DI COLPA francamente ECCESSIVO.

Soprattutto le minacce, quindi frasi del tipo Fai ciò che ti dico …” non dovrebbero far quasi parte del linguaggio condiviso tra i due partner, altrimenti è in atto una PREVARICAZIONE di uno dei due partner sull’altro.

Ancora più grave sarebbe una minaccia come Se mi lasci mi uccido” che cela a ben guardare un RICATTO MORALE nei confronti dell’altro. Ed infine la certezza che non si stia parlando di un Amore genuino la si ha nel momento in cui il nostro partner ci dice Se mi lasci ti uccido”. Si, perché nonostante l’Amore sia pieno di incognite e nonostante le definizioni elencate non risolvano di certo l’argomento, un elemento che possiamo serenamente riconoscere come fondante l’Amore è il genuino interesse e preoccupazione per il benessere e la vita della persona amata.

I miti dell’Amore
Alcuni dei principali miti che spesso ci ritroviamo ad inseguire nelle relazioni d’Amore sono:

La convinzione di poter trovare il PARTNER PERFETTO

La convinzione che il PARTNER POSSA COMPLETARCI

La convinzione che L’ AMORE PER ESSERE TALE DEBBA ESSERE FACILE…

La convinzione che L’ AMORE POSSA ESSERE ETERNO…

Forse una strada che potrebbe rivelarsi più promettente per il nostro benessere personale è, dopo aver abbandonato queste convinzioni (… nel caso le abbiate), quella di chiedervi:

“Che tipo di partner sono?”

“Che tipo di partner vorrei essere?”

“Quanto divario c’è fra chi vorrei essere e come sono ora?”

Ed infine, per concludere potreste chiedervi: “Che cosa è l’Amore per me?”

Potreste iniziare elencando i primi 10 sinonimi che vi vengono in mente pensando alla vostra definizione personale di Amore…

Dr.ssa Matia Pagliasso
Psicologa Clinica

VEDI TUTTE  “LE FIGURE PROFESSINALI” DI CENTRO NEMESIS

Simona, 25 anni

https://i1.wp.com/anorgasmia.net/wp-content/uploads/2012/12/anorgasmia1.jpg?w=611“Buongiorno sono Simona, ho 25 anni e sono fidanzata con Luciano da 4 anni. Il mio fidanzato è fantastico, è bello, ha tanti interessi, insieme facciamo tante cose; gli voglio molto bene e anche lui ne vuole a me.
Però io ho un problema da sempre con lui, veramente l’ho avuto anche con gli altri… Non sono mai riuscita ad avere un orgasmo durante i nostri rapporti sessuali, questa cosa mi crea molte difficoltà, non mi sento come le altre ragazze, mi sembra che mi manchi un pezzetto. Con Luciano molto spesso fingo e lui non se ne accorge, ma per me sta diventando troppo difficile, ogni volta che abbiamo un rapporto spero di poter raggiungere l’orgasmo, non avviene e mi sento frustrata, inadeguata e mi sento in colpa perché è come se facessi una cosa brutta a Luciano.
Mi piacerebbe avere un aiuto perché vorrei capire cosa fare! Sono stufa di questa situazione, mi crea ansia!”
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La terapia di coppia: nuove modalità per stare insieme

Ho assistito ad una piacevole e illuminante lezione magistrale del professor Flinn sulla coppia, da cui il desiderio di approfondire e scrivere questo articolo. Sempre più spesso, infatti, la domanda del paziente allo psicoterapeuta è quella di intraprendere la terapia di coppia.

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