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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


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Smartphone e giovani: angeli o demoni?

telefonini-ev-fb-470X246-253x189La tecnologia è parte delle nostre vite. La diffusione degli smartphone (attorno al 2012) si è insediata in maniera repentina e invasiva nelle nostre giornate. Già la presenza dei telefoni cellulari parallelamente all’ingresso di internet nelle case, alla fine degli anni ’90 aveva cominciato a modificare i modi e i tempi della comunicazione: l’incontro tra i due ha rivoluzionato le abitudini.

Noi adulti li abbiamo integrati nelle nostre giornate, ed  è difficile ricordare come facessimo prima ad aspettare di vedere una persona dal vivo per poter condividere con lei un pensiero, un’immagine, un momento… Anche i tempi di lavoro si sono modificati: abbiamo mail lavorative nel telefono, e siamo  raggiungibili tramite diversi canali praticamente sempre.

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“TREDICI”: la serie TV che parla delle emozioni in adolescenza – II parte

(Torna alla I Parte)

Risultati immagini per trediciEd è proprio l’identità di Hannah che viene costruita attorno ad un’etichetta – la “ragazza facile”- creata su un singolo evento travisato e interpretato come malevolo, e che viene violata nella sua intimità attraverso la condivisione, su social e chat, di fotografie e informazioni che con la rapidità di un “click” si diffondono in modo virale.

Gli eventi che accadono in successione sono vissuti da Hannah solo come conferma  dell’identità che l’ambiente ha iniziato a costruire attorno a lei: dalla storia d’amore che non ha mai inizio con Clay, una persona buona e diversa dagli altri, ai ragazzi che si aspettano di poter ricevere facilmente da lei attenzioni sessuali e che la disprezzano quando lei rifiuta, al sentimento di colpa nei confronti dei propri genitori per non saperli aiutare in un momento difficile, fino alla violenza sessuale che conferma e chiude il quadro, distruggendo la sua anima.

TImmagine correlatautti questi eventi portano alla nascita, nella mente di Hannah, di pensieri disfuzionali relativi all’immagine di sè come persona non in grado di svolgere azioni positive, non capace, non in grado di fare mai qualcosa di buono, rendendo sempre più credibile la convinzione di base ormai creata e consolidata di non essere una persona degna di essere amata. A questo livello a nulla servono invece i feedback positivi che arrivano dal gruppo di poesia frequentato da Hannah, l’amicizia di Clay e l’affetto presente nella sua famiglia.

L’importanza del giudizio altrui per sentire chi si è e come si è fatti viene espressa chiaramente da Hannah nell’affermazione: “tu sei come sei e te ne freghi, invece per me quello che pensavano gli altri era importante anche se facevo finta che non me ne importasse“, registrata nella cassetta di Clay. Invece, l’idea di non essere quello che gli altri si aspettano, viene espressa in riferimento ai propri genitori: “io non sono come loro vorrebbero”, anche se, nel momento in cui le viene chiesto cosa vorrebbero che fosse, descrive solo in modo generico ciò che lei sente, ovvero, di essere un problema.

Hannah oscilla tra momenti di rabbia e tristezza, a seconda di ritiene responsabile degli eventi negativi vissuti e del danno da questi generato: nel momento in cui Hannah ritiene l’altro responsabile del torto subito, prova rabbia, quando inizia a pensare di essere responsabile del danno o di meritarsi ciò che accade allora si sente in colpa e impotente, percependo di non avere con sé strumenti d’intervento attivo.

tredici2Nella fase di sviluppo adolescenziale la connotazione sociale delle emozioni porta spesso a provare imbarazzo e ancor più vergogna, soprattutto nel momento in cui i fatti diventano di dominio pubblico e la propria intimità viene svelata, come accade ad Hannah. Questa emozione è strettamente connessa al senso di perdita della propria immagine personale e alla paura del giudizio altrui, ed è estremamente dolorosa.

Sembra esserci ancora una speranza per Hannah nel momento in cui termina la registrazione dell’ultima cassetta. Afferma, infatti: “ho sentito un cambiamento: avevo buttato fuori tutto e per un attimo, solo per un attimo, mi è sembrato di potercela fare. Ho deciso di dare un’altra occasione alla vita ma chiedendo aiuto perché da soli non ce la si può fare, ora lo so”.  Aver finalmente fatto uscire tutto, dà ad Hannah la sensazione di sollievo. Ricordiamo, infatti, che molto di quello che accade viene interpretato, rivissuto e riempito di significato solo ed esclusivamente da Hannah e dalla sua mente.

Ma chi ha visto Tredici sa come va a finire: Hannah affida a questo ultimo unico momento, testa o croce, la decisione finale della sua vita e ne uscirà delusa da un aiuto che non arriva per una mancanza di competenze e per una serie di errori che molti psicologi avranno osservato nel colloquio con Mr Porter, counselor della scuola.

Attendiamo la seconda serie per vedere cosa decideranno di sviluppare gli autori e cosa racconteranno dei ragazzi protagonisti di queste travagliate vicende.

 

silvia

 


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“TREDICI”: la serie TV che parla delle emozioni in adolescenza – I parte

Ho concluso poco fa, quindi in ritardo rispetto al palinsesto, la visione di Tredici, serie tv della piattaforma Netflix che ha fatto discutere di sé e ha incollato allo schermo adolescenti (e non!) poco prima dell’estate. In attesa della seconda stagione di Thirteen Reasons Why, il titolo originale, confermata per il 2018, ma soprattutto con la ripresa scolastica di migliaia di adolescenti, mi piaceva riprendere uno tra i molti temi psicologici toccati dalla serie.

tredici

Il contesto che fa da sfondo alla vicenda narrata, è quello dell’High School americana, dove si riconoscono ruoli e stereotipi differenti rispetto alla scuola italiana ma l’identificazione, non tanto con il personaggio quanto con quello che prova e gli accade, riesce comunque facile.

Tredici è il numero degli episodi della serie nei quali vengono narrate le tredici ragioni che Hannah Baker (la protagonista della vicenda), fornisce registrate su cassette, come motivazioni del suo suicidio. Il suicidio di Hannah non è di fatto trattato nella serie, conclude la vicenda e si comprende essere premeditato perché probabilmente immaginato sin dalla registrazione del primo tape, ed è violento. La premeditazione e l’ideazione sono caratteristiche non tipiche del suicidio in età adolescenziale, ma per una idea su questo tema specifico, rimando all’articolo della dott.ssa Alessandra Bianchi.

Ogni motivazione riportata da Hannah è in riferimento ad una persona precisa e ad uno o più eventi difficili, vissuti con la persona in oggetto, protagonista del suo tape. A prima vista e alla lettura della presentazione della serie quindi, suicidio e bullismo possono sembrare i temi caldi da affrontare, ma non solo: anche l’abuso sessuale lega alcune vicende dei giovani coinvolti, ma ritengo che sia soprattutto di amicizia ed emozioni e del loro sviluppo e significato durante l’adolescenza, che si narra e che possono essere il fil rouge di ogni puntata della serie.

A chi è nato e ha vissuto negli anni ’80, il richiamo del walkman, delle cassette e la bicicletta di Clay, co-protagonista con Hannah Baker della storia, non può non ricordare ET l’extraterrestre e le bande dei ragazzini in bicicletta protagonisti di serial e film di quegli anni. Revival scenografico a parte, il ricordo va proprio alle emozioni che si provano in quel momento della vita per fatti ed eventi vissuti nel profondo come unici ed assoluti, indiscutibili nel loro valore e significato (se non a rivederli e ripesarli solamente molti anni dopo), e soprattutto alla loro incredibile intensità.

Risultati immagini per trediciHannah decide di catalogare i motivi per cui la sua vita aveva iniziato ad andare male e a tal proposito afferma: “ la vita è imprevedibile e controllarla è un’illusione. A volte questa imprevedibilità è sconvolgente e ci rende piccoli e impotenti. Ho registrato 12 lati, ho cominciato con Justin e Jessica, tutti e due mi hanno tradita, Alex, Tyler, Courtney e Marcus hanno distrutto la mia reputazione, Zach e Ryan che hanno fatto a pezzi il mio ego [..] e per ultimo Bryan che ha distrutto la mia anima.

I termini utilizzati per descrivere ciò che le è accaduto sono estremi, forti, le emozioni traboccano. L’emozione deve essere intesa in una concezione socio-cognitiva: è un fenomeno complesso caratterizzato da aspetti fisiologici, affettivi, cognitivi, espressivi e comportamentali ed ha un posto d’eccellenza nell’organizzazione globale del comportamento. L’emozione è una risorsa psicologica condizionata nella sua funzionalità dalla necessità di trovare un coerente criterio di autoregolazione nel corso del suo sviluppo, ed è inoltre il risultato del significato che soggettivamente attribuiamo ad un evento e ha, proprio per queste caratteristiche, un ruolo di primo piano in adolescenza perché sentire e dare un senso, sono azioni che convogliano nel più complesso processo di costruzione della propria identità.

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silvia

 


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L’ ESPERTO RISPONDE: adolescenza e sessualità

Giuseppina

Salve ,
mio figlio ha 15 anni.
Un paio di anni fa, in alcune occasioni in cui ha dormito con il padre (siamo separati) si è verificato che durante la notte mio figlio toccasse le parti intime del padre. In realtà abbiamo lasciato correre.. Oggi ho scoperto, a distanza di due anni, che succede la stessa cosa quando capita che dorme con un suo amico. Mio figlio è molto timido e introverso e sensibilissimo… con me un po’ parla… Come mi devo comportare? Un consiglio…

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PERCHÉ LO SPORT IN ADOLESCENZA È IMPORTANTE? Nuove scoperte sui benefici psicologici dell’attività sportiva.

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“Devi tenerti in forma, devi impegnarti, devi svagarti.. iscriviti in palestra!”. Quante volte abbiamo sentito frasi come questa? Lo sport fa bene allo spirito e al corpo, lo sappiamo da millenni, ma ogni anno scopriamo nuovi effetti positivi dell’attività fisica. In particolare, alcuni studi del 2016 hanno evidenziato l’importanza dello sport in alcune aree psicologiche, soprattutto nell’adolescenza.

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STUDENTI CHE NON STUDIANO….cosa fare?

studio fatica nemesisQuante volte è capitato di sentire dire di uno studente: “E’ bravo, ha le capacità ma non si applica, non studia!”. Lo dicono gli insegnanti, lo dicono i genitori.  Si prova allora a fare di tutto per capire cosa succede, quali possono essere le motivazioni e come aiutare il bambino o il ragazzo a ritrovare la voglia di studiare. Continua a leggere


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L’ESPERTO RISPONDE: Adolescenti oppositivi

3) Conflitti in adolescenzaAnna, 46 anni

Buongiorno, vi scrivo perché mio figlio di 14 anni da qualche tempo ha incominciato a rispondere male, a non essere d’accordo né con me né con il papà, parla sempre di meno con noi ed è diventato più oppositivo mentre è sempre stato un bambino e un ragazzo tranquillo. Vorrei capire se quello che sta succedendo è normale e cosa possiamo fare noi genitori.

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