nemesis

Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


1 Commento

“TREDICI”: la serie TV che parla delle emozioni in adolescenza – II parte

(Torna alla I Parte)

Risultati immagini per trediciEd è proprio l’identità di Hannah che viene costruita attorno ad un’etichetta – la “ragazza facile”- creata su un singolo evento travisato e interpretato come malevolo, e che viene violata nella sua intimità attraverso la condivisione, su social e chat, di fotografie e informazioni che con la rapidità di un “click” si diffondono in modo virale.

Gli eventi che accadono in successione sono vissuti da Hannah solo come conferma  dell’identità che l’ambiente ha iniziato a costruire attorno a lei: dalla storia d’amore che non ha mai inizio con Clay, una persona buona e diversa dagli altri, ai ragazzi che si aspettano di poter ricevere facilmente da lei attenzioni sessuali e che la disprezzano quando lei rifiuta, al sentimento di colpa nei confronti dei propri genitori per non saperli aiutare in un momento difficile, fino alla violenza sessuale che conferma e chiude il quadro, distruggendo la sua anima.

TImmagine correlatautti questi eventi portano alla nascita, nella mente di Hannah, di pensieri disfuzionali relativi all’immagine di sè come persona non in grado di svolgere azioni positive, non capace, non in grado di fare mai qualcosa di buono, rendendo sempre più credibile la convinzione di base ormai creata e consolidata di non essere una persona degna di essere amata. A questo livello a nulla servono invece i feedback positivi che arrivano dal gruppo di poesia frequentato da Hannah, l’amicizia di Clay e l’affetto presente nella sua famiglia.

L’importanza del giudizio altrui per sentire chi si è e come si è fatti viene espressa chiaramente da Hannah nell’affermazione: “tu sei come sei e te ne freghi, invece per me quello che pensavano gli altri era importante anche se facevo finta che non me ne importasse“, registrata nella cassetta di Clay. Invece, l’idea di non essere quello che gli altri si aspettano, viene espressa in riferimento ai propri genitori: “io non sono come loro vorrebbero”, anche se, nel momento in cui le viene chiesto cosa vorrebbero che fosse, descrive solo in modo generico ciò che lei sente, ovvero, di essere un problema.

Hannah oscilla tra momenti di rabbia e tristezza, a seconda di ritiene responsabile degli eventi negativi vissuti e del danno da questi generato: nel momento in cui Hannah ritiene l’altro responsabile del torto subito, prova rabbia, quando inizia a pensare di essere responsabile del danno o di meritarsi ciò che accade allora si sente in colpa e impotente, percependo di non avere con sé strumenti d’intervento attivo.

tredici2Nella fase di sviluppo adolescenziale la connotazione sociale delle emozioni porta spesso a provare imbarazzo e ancor più vergogna, soprattutto nel momento in cui i fatti diventano di dominio pubblico e la propria intimità viene svelata, come accade ad Hannah. Questa emozione è strettamente connessa al senso di perdita della propria immagine personale e alla paura del giudizio altrui, ed è estremamente dolorosa.

Sembra esserci ancora una speranza per Hannah nel momento in cui termina la registrazione dell’ultima cassetta. Afferma, infatti: “ho sentito un cambiamento: avevo buttato fuori tutto e per un attimo, solo per un attimo, mi è sembrato di potercela fare. Ho deciso di dare un’altra occasione alla vita ma chiedendo aiuto perché da soli non ce la si può fare, ora lo so”.  Aver finalmente fatto uscire tutto, dà ad Hannah la sensazione di sollievo. Ricordiamo, infatti, che molto di quello che accade viene interpretato, rivissuto e riempito di significato solo ed esclusivamente da Hannah e dalla sua mente.

Ma chi ha visto Tredici sa come va a finire: Hannah affida a questo ultimo unico momento, testa o croce, la decisione finale della sua vita e ne uscirà delusa da un aiuto che non arriva per una mancanza di competenze e per una serie di errori che molti psicologi avranno osservato nel colloquio con Mr Porter, counselor della scuola.

Attendiamo la seconda serie per vedere cosa decideranno di sviluppare gli autori e cosa racconteranno dei ragazzi protagonisti di queste travagliate vicende.

 

silvia

 


Lascia un commento

“TREDICI”: la serie TV che parla delle emozioni in adolescenza – I parte

Ho concluso poco fa, quindi in ritardo rispetto al palinsesto, la visione di Tredici, serie tv della piattaforma Netflix che ha fatto discutere di sé e ha incollato allo schermo adolescenti (e non!) poco prima dell’estate. In attesa della seconda stagione di Thirteen Reasons Why, il titolo originale, confermata per il 2018, ma soprattutto con la ripresa scolastica di migliaia di adolescenti, mi piaceva riprendere uno tra i molti temi psicologici toccati dalla serie.

tredici

Il contesto che fa da sfondo alla vicenda narrata, è quello dell’High School americana, dove si riconoscono ruoli e stereotipi differenti rispetto alla scuola italiana ma l’identificazione, non tanto con il personaggio quanto con quello che prova e gli accade, riesce comunque facile.

Tredici è il numero degli episodi della serie nei quali vengono narrate le tredici ragioni che Hannah Baker (la protagonista della vicenda), fornisce registrate su cassette, come motivazioni del suo suicidio. Il suicidio di Hannah non è di fatto trattato nella serie, conclude la vicenda e si comprende essere premeditato perché probabilmente immaginato sin dalla registrazione del primo tape, ed è violento. La premeditazione e l’ideazione sono caratteristiche non tipiche del suicidio in età adolescenziale, ma per una idea su questo tema specifico, rimando all’articolo della dott.ssa Alessandra Bianchi.

Ogni motivazione riportata da Hannah è in riferimento ad una persona precisa e ad uno o più eventi difficili, vissuti con la persona in oggetto, protagonista del suo tape. A prima vista e alla lettura della presentazione della serie quindi, suicidio e bullismo possono sembrare i temi caldi da affrontare, ma non solo: anche l’abuso sessuale lega alcune vicende dei giovani coinvolti, ma ritengo che sia soprattutto di amicizia ed emozioni e del loro sviluppo e significato durante l’adolescenza, che si narra e che possono essere il fil rouge di ogni puntata della serie.

A chi è nato e ha vissuto negli anni ’80, il richiamo del walkman, delle cassette e la bicicletta di Clay, co-protagonista con Hannah Baker della storia, non può non ricordare ET l’extraterrestre e le bande dei ragazzini in bicicletta protagonisti di serial e film di quegli anni. Revival scenografico a parte, il ricordo va proprio alle emozioni che si provano in quel momento della vita per fatti ed eventi vissuti nel profondo come unici ed assoluti, indiscutibili nel loro valore e significato (se non a rivederli e ripesarli solamente molti anni dopo), e soprattutto alla loro incredibile intensità.

Risultati immagini per trediciHannah decide di catalogare i motivi per cui la sua vita aveva iniziato ad andare male e a tal proposito afferma: “ la vita è imprevedibile e controllarla è un’illusione. A volte questa imprevedibilità è sconvolgente e ci rende piccoli e impotenti. Ho registrato 12 lati, ho cominciato con Justin e Jessica, tutti e due mi hanno tradita, Alex, Tyler, Courtney e Marcus hanno distrutto la mia reputazione, Zach e Ryan che hanno fatto a pezzi il mio ego [..] e per ultimo Bryan che ha distrutto la mia anima.

I termini utilizzati per descrivere ciò che le è accaduto sono estremi, forti, le emozioni traboccano. L’emozione deve essere intesa in una concezione socio-cognitiva: è un fenomeno complesso caratterizzato da aspetti fisiologici, affettivi, cognitivi, espressivi e comportamentali ed ha un posto d’eccellenza nell’organizzazione globale del comportamento. L’emozione è una risorsa psicologica condizionata nella sua funzionalità dalla necessità di trovare un coerente criterio di autoregolazione nel corso del suo sviluppo, ed è inoltre il risultato del significato che soggettivamente attribuiamo ad un evento e ha, proprio per queste caratteristiche, un ruolo di primo piano in adolescenza perché sentire e dare un senso, sono azioni che convogliano nel più complesso processo di costruzione della propria identità.

Continua a leggere…

 

silvia

 


1 Commento

LAVORIAMO CON LE EMOZIONI! Un nuovo progetto per le scuole materne ed elementari

.
Dopo l’estate verrà attivato
un nuovo progetto di riconoscimento emotivo
per le scuole materne
organizzati a Torino con la collaborazione
.
.

Lavorare sulle emozioni è importante fin dalla prima infanzia perché sono strumenti che ci danno informazioni su ciò che avviene dentro e fuori di noi, aiutandoci a capire cosa succede a noi e agli altri.

Continua a leggere


Lascia un commento

PSICOLOGIA E LIBRI “Una stanza piena di gente” … il thriller psicologico che vi sconvolgerà!

1Sono venuta a conoscenza del libro scritto da Daniel Keyes nel 1981, Una stanza piena di gente, dopo aver visto il film horror di M. Night Shyamalan, Split, ispirato, anche se non ufficialmente, alla storia del protagonista di questo libro.

Il romanzo, scorrevole e coinvolgente, è la biografia di Billy Milligan che incuriosisce e a volte spiazza. Continua a leggere


Lascia un commento

Emotiva…Mente – Workshop a Torino, giovedì 06 aprile 2017

WORKSHOP “EMOTIVA…MENTE”

emotiva-menteGiovedì 06 aprile 2017
Dalle ore 17.30 alle 19.30
Presso il CENTRO NEMESIS
nuova sede di Torino Corso Galileo Ferraris 119

(10 posti disponibili)

Riconoscere e comprendere le proprie emozioni attraverso la metodologia di gruppo dei Social Skills Training…

festival-psicologia-torino      piemonte-in-treatment

Continua a leggere


6 commenti

PSICOLOGIA E CINEMA “Lo chiamavano Jeeg Robot”: la rivalsa di un eroe comune

jeeg robot

DATA USCITA: 25 febbraio 2016
GENERE: Azione , Drammatico
ANNO: 2015
REGIA: Gabriele Mainetti
ATTORI: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Francesco Formichetti, Salvatore Esposito, Antonia Truppo, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei,Gianluca Di Gennaro, Daniele Trombetti
SCENEGGIATURA: Nicola Guaglianone, Menotti
FOTOGRAFIA: Michele D’Attanasio
MONTAGGIO: Andrea Maguolo
MUSICHE: Gabriele Mainetti, Michele Braga
PRODUZIONE: Goon Films con Rai Cinema
DISTRIBUZIONE: Lucky Red
PAESE: Italia
DURATA: 112 Min

Lo chiamavano Jeeg Robot si porta a casa ben sette David di Donatello: miglio regista esordiente e miglior produttore (Gabriele Mainetti), miglior attore (Claudio Santamaria), miglior attrice (Ilenia Pastorelli), miglior attore non protagonista (Luca Marinelli), miglior attrice non protagonista (Antonia Truppo) e il premio per il montaggio.

Ora vi spieghiamo perché è piaciuto anche a noi… Continua a leggere


Lascia un commento

A Londra nasce il MUSEO DELL’EMPATIA… e se invece fosse meglio la COMPASSIONE?

L’idea di Roman Krznaric, filosofo britannico ed ex docente di Cambridge, è quella di creare “uno spazio di esperienze e condivisione”.

“A mile in my shoes” è la prima installazione interattiva dell’Empathy Museum e vi permette di camminare lungo il Tamigi entrando nei panni (nelle scarpe) di un’altra persona e di ascoltare al tempo stesso la sua storia.

Ma cos’è esattamente l’empatia e, soprattutto, è sempre vantaggiosaContinua a leggere