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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia

Pensieri e Aforismi #154 F. Pessoa

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Pensieri e Aforismi #154 Anonimo

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Pensieri e aforismi # 153 Gandhi

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Pensieri e aforismi #152 Leopardi

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Pensieri e aforismi #151 F. Caramagna

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"Troppa gente si occupa dei sensi unici e dei sensi vietati, senza mai mettersi in cammino". F. Caramagna. Centro Nemesis

Pensieri e Aforismi #150 Hemingway

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L’ESPERTO RISPONDE: come funziona l’ipnosi?

Buongiorno, sono in psicoterapia da 1 anno e mezzo, sono molto contento dell’andamento della terapia e mi trovo benissimo con la mia psicoterapeuta. Infatti, ho già avuto dei notevoli progressi. Recentemente la mia terapista mi ha proposto di usare l’ipnosi per rimuovere dei blocchi interni. Ad essere sincero, inizialmente mi sono spaventato e mi sono informato sul web dove ho letto informazioni contrastanti che alla fine mi hanno confuso. La psicoterapeuta mi ha spiegato il processo dell’ipnosi e ho massima fiducia in lei, ma con tutto quello che ho letto, mi sono rimasti alcuni dubbi. Vorrei avere “una seconda opinione”, mi potrebbe spiegare che cos’è l’ipnosi ericksoniana che la psicoterapeuta intende utilizzare con me? 
Un caro Saluto,
Sergio

Buongiorno Sergio,
la ringrazio per la sua domanda a cui rispondo con piacere.
Nella nostra società in effetti, esiste ancora un forte pregiudizio e una grande disinformazione verso l’ipnosi. Si pensa che le persone in ipnosi, vengano in qualche modo sottomesse dall’ipnotista. L’ipnotista viene visto come una persona che possiede super-poteri e che può far eseguire agli ipnotizzati, contro la loro volontà, azioni che questi non farebbero normalmente.
I media hanno alimentato questa visione trasmettendo programmi in cui pseudo-ipnotisti mandavano le persone in trance in pochi secondi facendogli eseguire azioni spesso ridicole e degradanti per dimostrare i loro presunti poteri quasi soprannaturali. Questo ha contribuito alla creazione di una visione misteriosa e una fama sinistra alla pratica dell’ipnosi. 

La realtà è molto diversa: Un ipnoterapeuta per quanto bravo, non ha super poteri, e per fare un esempio non riuscirà mai a trasformare un modesto musicista che suona il pianoforte come hobby in un pianista da concerto. Ció che si vede in televisione è la cosiddetta ipnosi da palcoscenico, in poche parole: spettacolo per intrattenimento.

L’ipnosi clinica è tutt’altra cosa, si tratta di una metodologia scientifica riconosciuta che in mano ad un professionista è un eccellente strumento che può integrare la terapia e ottenere risultati eccezionali. La collaborazione fra ipnoterapeuta e paziente funziona sul principio della volontarietà.
Si può usare l’ipnosi per aumentare la performance e la coscienza, cioè risvegliare i potenziali già esistenti, sciogliere blocchi, cambiare gli approcci e le immagini del proprio mind-set. Questa pratica ha radici molto antiche e ha subito diverse modificazioni per arrivare alle tecniche utilizzate oggi in psicoterapia.

L’Ipnoterapia Moderna
Milton H. Erickson (1901 – 1980) con il suo approccio dell’ipnoterapia moderna e le sue ricerche sull’ipnosi come strumento terapeutico, ha ispirato intere generazioni di ricercatori diventando la base di molte terapie brevi, come la terapia breve strategica, il sistema mente-corpo di Ernest Rossi e la programmazione neurolinguistica.

Qual è la caratteristica dell’approccio di Milton Erickson?
L’Ipnoterapia moderna rende possibile un accesso e un contatto con le risorse interpersonali per poter usare la sapienza inconscia, autonoma e automatica.
Per Erickson l’inconscio è una risorsa preziosa che ha un ruolo fondamentale nel processo di guarigione. Il terapeuta ha il compito di contattare l’inconscio: il conscio riceve tramite il contatto con l’inconscio il potere di auto-guarigione. 
L’ipnosi ericksoniana ridefinisce il rapporto terapeuta-paziente: La creazione di uno spazio di reciproco rispetto e di collaborazione fra terapeuta e paziente è fondamentale punto del suo approccio. Non esiste un’unica modalità di intervento, ma la terapia viene ritagliata “su misura” secondo le risorse e gli strumenti che quello specifico paziente possiede già dentro di sé e che l’ipnosi contribuisce a riattivare.

Ma cosa vuol dire “entrare in trance”? Erickson ha definito la trance come un fenomeno piuttosto frequente e comune a tutte le persone, che può essere raggiunto con una certa facilità. Per esempio, quando ci si lascia assorbire dalla lettura di un libro che ci piace particolarmente, ci troviamo concentrati sulla storia del libro e siamo solo parzialmente ancora connessi con la realtà. 

Ambiti di intervento
L’ambito d’uso dell’ipnosi è piuttosto vasto: 
Nell’ambito clinico viene usato prevalentemente per il controllo del dolore (per esempio in odontoiatria, nel parto o negli interventi chirurgici senza anestesia) e per il controllo di emozioni come rabbia e tristezza, per i disturbi d’ansia e per trattare gli attacchi di panico.
Lo sport è un altro ambito in cui l’ipnosi viene utilizzata frequentemente per rimuovere blocchi, per lavorare sul potenziamento della prestazione e nel lavoro sull’ansia da prestazione.

Nel mio lavoro, utilizzo l’ipnosi ericksoniana molto spesso, ritenendola un ottimo strumento per ri-connettere la persona con le proprie risorse interne già esistenti.
Si affidi quindi con fiducia e serenità nelle mani della sua terapeuta, l’ipnosi ericksoniana può essere un validissimo strumento integrativo utile per potenziare gli effetti benefici del suo percorso terapeutico.

Spero di aver risposto esaudientemente alla sua domanda. Se dovesse avere ulteriori domande riguardo l’ipnosi, non esiti a contattarmi.

Buona giornata,
Dott.ssa Alexandra Viechtbauer

Psicologa Psicoterapeuta

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Pensieri e Aforismi #149 P. Coelho

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“Era solo un animale…”. I passi per affrontare il lutto del nostro amico animale.

“Era solo un animale…”

Quando muore un animale, che faceva parte della nostra vita e della nostra quotidianità da tanto tempo, muore una parte di noi. Abbiamo passato del tempo insieme, bello e brutto. Si sono create delle abitudini particolari, come fare una passeggiata la mattina presto, un saluto quando rientravamo in casa, le serate passate insieme sul divano con un libro o con un bel film, gli scambi di affetti e le coccole…..

Il dolore che proviamo alla perdita del nostro animale domestico è simile alla perdita di un membro della famiglia. gatto

Gli animali, sopratutto i mammiferi, hanno un cervello “emotivo” simile al nostro che permette a loro di attivare risposte cognitive ed emotive complesse. Il legame di attaccamento tra l’uomo e l’animale domestico è molto più profondo e rappresenta un vero e proprio scambio affettivo. Le ricerche confermano che ad un animale ci si affeziona allo stesso modo come ad un nostro simile. Dal punto di vista psicologico la perdita della relazione con l’animale e il dolore del lutto che viene vissuto è molto simile se non lo stesso che viene provato alla morte di una persona alla quale siamo profondamente legati.

Il tipo di relazione con un animale domestico è particolare.

I nostri amici a quattro zampe dipendono completamente da noi. Ci sentiamo responsabili della loro vita e della loro salute. La relazione implica anche affrontare degli eventi critici come la malattia, l’invecchiamento e la morte dal momento che loro hanno un’aspettativa di vita inferiore alla nostra. La loro presenza al nostro fianco è costante sia a livello fisico che mentale, raramente si presentano delle situazioni di conflitto. Si tratta quasi sempre di rapporti intensi e appaganti perché gli animali non giudicano, ci accettano come siamo, in modo incondizionato.

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Pensieri e Aforismi #148 C.F. Kettering

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