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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


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GRUPPO StayMindful da febbraio a Torino

StayMindful è un programma esperienziale di gruppo basato sulla Mindfulness.
È composto da 8 incontri settimanali di due ore ciascuno e pratica individuale a casa.
Il percorso è basato sul metodo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), un metodo scientificamente testato e validato per la riduzione dello stress e sarà tenuto dalla dott.ssa Mara Mettola, Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante Mindfulness.
Il corso è indirizzato a persone che vivono situazioni di disagio (come disturbi d’ansia, disturbi alimentari, umore depresso e condizioni di vita stressanti e difficili), che hanno problemi di salute o che vogliono cambiare il modo di rapportarsi ai propri pensieri, alle proprie emozioni e al proprio corpo.

Lezioni:
Da Giovedì 21 Febbraio
dalle ore 19:15 alle ore 21.15
Corso Galileo Ferraris 119, Torino

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Pensieri e Aforismi #137 Terzani

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"Ognuno deve cercare a modo suo, ognuno deve fare il proprio cammino, perchè uno stesso posto può significare cose diverse a seconda di chi lo visita". T. Terzani Centro Nemesis


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L’ESPERTO RISPONDE: Odio essere timido!

Buonasera, sono Luca, vi scrivo perché vorrei rivolgervi una domanda.
Riguarda la mia timidezza: quando sto in gruppo o conosco persone nuove, mi sento molto insicuro, nel senso che non parlo con gli altri e che mi emoziono! Mi potrebbe dare, cortesemente, dei consigli, per sbloccare la situazione e poter risolvere questo mio problema?

Caro Luca, timidezza e insicurezza sono caratteristiche umane presenti in molti di noi. Talvolta possono esser vissute come un ostacolo nella nostra vita sociale. Vorremmo magari essere più spigliati o brillanti, o solamente provare con minor intensità il disagio che tanto ci destabilizza. Provo a dare alcune risposte alla sua domanda: le prenda come spunti di riflessione, più che come consigli.

Che cos’è l’introversione? Innanzitutto, l’introversione è una qualità psicologica che connota molte persone. Lungi dall’essere un problema, denota semplicemente una maggiore attenzione verso la propria interiorità – pensieri, sensazioni, stati d’animo, fantasticherie – che verso il mondo esterno. Questo atteggiamento si accompagna spesso ad un’altra tendenza, inconsapevole e spontanea: chi è più introverso riveste facilmente la realtà esterna (persone, situazioni, eventi) di suoi significati o aspettative. Detto altrimenti: meno vivo concretamente il mondo e più lo investo di valori personali. Capita che un atteggiamento fortemente introverso ci porti a vivere l’esterno un po’ come uno schermo su cui proiettiamo parti di noi.

Perché ci si sente insicuri? Questione differente – poi – è l’insicurezza, che nel suo caso si presenta in gruppo o con nuove conoscenze. Forse potrebbe esserle d’aiuto domandarsi e mettere a fuoco cosa potrebbero rappresentare per lei i gruppi di persone e le situazioni nuove. Divertimento? Minaccia? Libertà? Giudizio? Sono solo esempi, ma cercare di comprendere il rapporto che per lei esiste fra questo stato d’animo e le situazioni in cui lo prova può essere un primo passo sulla strada per gestirlo.

Come affrontare queste difficoltà? Forse “gestire il problema” non è la formula giusta – e veniamo al terzo punto su cui le propongo di riflettere. Forse sarebbe meglio chiedersi come trovare un significato per ciò che si prova. Nella sua domanda lei scrive che non parla più con gli altri e che si emoziona. Beh, le nostre emozioni talvolta possono lasciarci senza parole (tutti prima o poi lo abbiamo provato), ma sono anche un segnale che il nostro organismo ci invia per comunicarci qualcosa. Per quanto possa esser sgradevole come ci sentiamo, da un punto di vista psicologico non ci sono emozioni negative: tutte affiorano per una ragione e – ahimè – ci tengono ad essere ascoltate, anche a costo di diventare molto insistenti. Questo per dire che, pur se faticoso, è utile chiedersi in che modo le nostre emozioni e stati d’animo potrebbero essere dei segnali da ascoltare, anziché dei problemi da risolvere.

Le mie sono osservazioni di carattere generale, ma spero comunque che possano esserle d’aiuto nell’inquadrare con più chiarezza ciò che sta vivendo e nel trovare una possibilità di dialogo con la sua insicurezza. Se ritenesse opportuno intraprendere un percorso psicologico per approfondire ciò che le sta capitando le mie colleghe ed io restiamo a disposizione.

Dott. Martino Lioy,
psicologo clinico,
psicoterapeuta e psicodrammatista specializzando.

 

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Pensieri e Aforismi #136 Ellen Degeneres

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"Siate pronti a nuove lezioni, anche se contraddicono quello che avete imparato ieri". E. Degeneres Centro Nemesis


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L’ESPERTO RISPONDE: Aiuto… mio figlio scrive male!

Buongiorno, sono la mamma di Antonio, un bambino di 7 anni che ha appena finito la II elementare e vi contatto perché sono sempre più preoccupata e confusa! Verso la fine dell’anno scolastico le maestre mi hanno consigliato di rivolgermi ad un professionista perché hanno notato che Antonio ha difficoltà a scrivere. Nello specifico riferiscono che il bambino rimane indietro durante i dettati, scrive male le lettere, colora senza rispettare i bordi, calca tanto e spesso lamenta male al polso…  Mio figlio, dall’altro lato, sembra non amare i momenti in cui gli viene richiesto di scrivere o disegnare o colorare, anzi se può li evita e, soprattutto, ultimamente sembra rendersi conto di essere più in difficoltà rispetto ai compagni. Eppure è un bambino sveglio, ha imparato in fretta a leggere, va a scuola volentieri e non ha altre difficoltà scolastiche! Non capisco se possa avere qualche problema e da cosa possa esser dovuto perché facendo qualche ricerca e parlando con altre mamme è saltato fuori il discorso DSA. È possibile che si tratti di questo? Come posso aiutarlo?

Buongiorno, innanzitutto colgo l’occasione per ringraziarla di averci scritto e di aver condiviso con noi questi dubbi. Sicuramente si tratta di un tema molto ampio per cui è bene fare subito chiarezza su alcuni punti.

Cosa vuol dire DSA? Il termine DSA indica i disturbi specifici di apprendimento che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto; questi si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e sono definiti disturbi del neurosviluppo in quanto dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neurali coinvolte in questi processi e la loro causa, quindi, non è assolutamente da attribuirsi ad un deficit di intelligenza né a deficit sensoriali.

Difficoltà nella scrittura. Fatta questa necessaria premessa entriamo nel vivo della domanda. Da quello che leggo mi sembra che le difficoltà di suo figlio siano esclusivamente legate al processo di scrittura, ed in particolare, alla qualità della traccia grafica.
I campanelli d’allarme sono molteplici e alcuni li ha già descritti lei: scrittura scarsamente leggibile, lentezza nello scrivere, dolore al polso, traccia molto calcata, buchi nel foglio, ritocchi di segni già tracciati, discontinuità del tratto e numerose interruzioni, lettere di differente grandezza, non rispetto dei margini, lettere tremolanti, impugnatura della penna inusuale, evitamento e rifiuto nei confronti di attività grafomotorie etc…

difficoltà scrittura nemesis

Quali processi sono coinvolti? Adesso facciamo un piccolo passo indietro per comprendere quali siano le abilità legate alla grafomotricità. È importante conoscerle perché eventuali lacune, anche in una sola di queste aree, potrebbero interferire con l’abilità di scrivere!

  • Abilità generiche:
    • Equilibrio
    • Controllo posturale
    • lateralizzazione
  • Abilità specifiche:
    • Coordinazione dinamica dell’arto superiore, necessario per poter controllare i movimenti del braccio;
  • Coordinazione occhio-mano, ovvero l’abilità che permette un lavoro simultaneo e coordinato fra i movimenti degli occhi e quelli dell’arto superiore scrivente;
  • Motricità fine, quindi il prodotto di movimenti minuziosi e precisi a carico della mano e delle dita;
  • Abilità visuo-spaziali, ovvero la capacità dell’individuo di percepire, agire ed operare sulle rappresentazioni mentali in funzione di coordinate spaziali;
  • Percezione ed analisi visiva, ossia l’abilità di discriminare le forme, associarle, apprezzarne le caratteristiche e individuarne le differenze;
  • Orientamento ed organizzazione spazio-temporale, cioè la capacità di percepire la posizione del proprio corpo in relazione agli oggetti e alle persone nello spazio e nel tempo. Sono necessarie per consentirci di orientarci nello spazio grafico del foglio, capire dove iniziare a scrivere e dove interrompersi, seguire un andamento lineare, mantenere una grandezza regolare delle lettere, orientarle correttamente, sapere cosa viene prima e cosa dopo, mantenere un ritmo.
  • Memoria a breve e lungo termine
  • Attenzione sostenuta
  • Abilità fonologiche, metafonologiche e linguistiche.

Da dove iniziare? Quindi prima di tutto sarà fondamentale comprendere a quali di queste componenti sono dovute le difficoltà di suo figlio; per questo motivo risulta necessario, prima di tutto, effettuare una valutazione neuropsicomotoria in modo da identificare le problematiche specifiche e poter, eventualmente, iniziare un percorso riabilitativo per potenziare, recuperare o vicariare tali difficoltà.
Il mio consiglio è di rivolgervi al servizio di neuropsichiatria infantile del territorio oppure ad un centro specializzato privato e/o convenzionato per cominciare, il prima possibile, l’iter valutativo.

Spero di aver risposto esaustivamente ai suoi dubbi.

Dr.ssa Mereu Cristina
Neuropsicomotricista

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ESPERTO RISPONDE Nemesis

Pensieri e Aforismi #135 George W. Crane

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Il pensiero immobile è l'anticipazione del fallimento... Accertati di essere sempre ricettivo alle nuove idee. G. W. Crane Centro Nemesis


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Lo sviluppo emotivo nell’età evolutiva

Il mondo di un bambino è vario, pieno di colori, di esperienze interessanti e di avventure emozionanti.
Le nuove scoperte giornaliere portano con se uno spettro enorme di emozioni a cui il bambino si trova a volte impreparato.
In questi momenti ci rendiamo conto, a volte anche con stupore, con quale intensità un bambino vive le emozioni e quanto è difficile a volte per noi adulti di immedesimarci in loro. Vale quindi la pena di scoprire, come avviene lo sviluppo emotivo nell’età evolutiva.

Foto1Quali capacità e competenze i nostri piccoli devono acquisire e come li possiamo sostenere? Questa conoscenza ci permetterà di aiutare i bambini a usare le loro emozioni in maniera consapevole e a far si che siano in grado di creare delle solide fondamenta per sane relazioni emotive.

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Pensieri e Aforismi #134 Friedrich Schiller

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"Ogni novità, anche la felicità, spaventa". F. Shiller. Centro Nemesis

 


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Presentazione “I figli di Gilgameš – Omogenitorialità e Psicoanalisi”

Vi presentiamo il primo appuntamento della nuova sede milanese

Mercoledì 6 febbraio 2019
dalle ore 19.00 alle ore 20.30
presso la sede di Milano
Corso Buenos Aires 60 (Google Maps)

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La Dr.ssa Giorgia Fracca (Psicologa, Psicoanalista, membro ALIpsi) presenta il libro

“I figli di Gilgameš – Omogenitorialità e Psicoanalisi”

La trasformazione delle funzioni genitoriali nella contemporaneità, di cui l’omogenitorialità è solo una delle tante manifestazioni,  interroga la psicoanalisi a partire da una delle sue chiavi di volta, il complesso di Edipo.

Al termine dell’incontro verrà lasciato spazio per il dibattito.

Introduce l’incontro la Dott.ssa Alessandra Bianchi, psicologa e psicoterapeuta  dell’équipe di Milano del Centro Nemesis.

L’incontro è pensato  non solo per psicologi, insegnanti, genitori e futuri genitori, parenti, ma anche per tutti quelli che si interrogano su questo tema.

Iscrizioni:
INGRESSO LIBERO – ISCRIZIONE OBBLIGATORIA
all’indirizzo mail segreteria@centronemesis.com

In collaborazione con


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L’ESPERTO RISPONDE: Come si interpretano i sogni?

Buonasera,
mi chiamo Franco, ho 34 anni e vivo a Torino da alcuni mesi. Mi sono trasferito a inizio anno (vengo dalle Marche) per lavoro e per studio. Da quando sono andato via di casa faccio fatica a dormire e ho degli incubi ricorrenti: molto spesso sogno il mio vecchio quartiere distrutto, a volte da soldati nazisti, a volte da strani predoni, a volte semplicemente da figure nere che non riesco a vedere. Mi sveglio poi di soprassalto, triste e spaventato e non riesco più a prender sonno per parecchio tempo. Forse è una cosa da poco, per i miei amici è naturale che continui a sognare la mia città di nascita, ma così? Vorrei sapere cosa significano questi sogni, cosa dovrei fare?

Buonasera Franco.
Lei non è il primo a interrogarsi sul significato dei propri sogni. Come certamente saprà è un tema che attraversa la storia dell’umanità e su cui è stata formulata ogni sorta di teoria. Continua a leggere