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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia

Pensieri e Aforismi #160 H. Rowland

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Il neonato prematuro: chi è?

bambini pretermine rappresentano circa il 7% di tutti i nati. In Italia ogni anno ne nascono circa 40.000, ma il rischio è in forte aumento.

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Si definisce prematuro un neonato che nasce prima che siano state completate le 37 settimane di gravidanza; infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la durata di una gravidanza umana fino al termine completo è di 40 settimane.      .

Quanto pretermine? Le nascite pretermine si possono suddividere in vari sottogruppi: estremamente pretermine (prima della 28^ settimana di gravidanza), molto pretermine (prima della 32^), moderatamente pretermine (tra la 32^ e la 34^) e quasi a termine (tra la 34^ e la 36^).
Inoltre in base al peso alla nascita i neonati possono essere classificati in:

tabella prematuro

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Eventi e seminari: calendario 2019 – 2020

A Settembre anche il Centro Nemesis riparte piano piano con tutte le attività in programma per il nuovo anno!

In questa pagina potete trovare tutti gli eventi e i seminari, anche quelli conclusi, che potranno essere riprogrammati in futuro.

Vorreste partecipare ad incontri su tematiche specifiche che non abbiamo ancora trattato o volete che un evento sia riprogrammato? Scriveteci ad segreteria@centronemesis.com ed inviateci le vostre proposte!

L’elenco degli appuntamenti in programma viene aggiornato ogni volta che organizziamo qualcosa di nuovo!

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L’ESPERTO RISPONDE: come funziona l’ipnosi?

Buongiorno, sono in psicoterapia da 1 anno e mezzo, sono molto contento dell’andamento della terapia e mi trovo benissimo con la mia psicoterapeuta. Infatti, ho già avuto dei notevoli progressi. Recentemente la mia terapista mi ha proposto di usare l’ipnosi per rimuovere dei blocchi interni. Ad essere sincero, inizialmente mi sono spaventato e mi sono informato sul web dove ho letto informazioni contrastanti che alla fine mi hanno confuso. La psicoterapeuta mi ha spiegato il processo dell’ipnosi e ho massima fiducia in lei, ma con tutto quello che ho letto, mi sono rimasti alcuni dubbi. Vorrei avere “una seconda opinione”, mi potrebbe spiegare che cos’è l’ipnosi ericksoniana che la psicoterapeuta intende utilizzare con me? 
Un caro Saluto,
Sergio

Buongiorno Sergio,
la ringrazio per la sua domanda a cui rispondo con piacere.
Nella nostra società in effetti, esiste ancora un forte pregiudizio e una grande disinformazione verso l’ipnosi. Si pensa che le persone in ipnosi, vengano in qualche modo sottomesse dall’ipnotista. L’ipnotista viene visto come una persona che possiede super-poteri e che può far eseguire agli ipnotizzati, contro la loro volontà, azioni che questi non farebbero normalmente.
I media hanno alimentato questa visione trasmettendo programmi in cui pseudo-ipnotisti mandavano le persone in trance in pochi secondi facendogli eseguire azioni spesso ridicole e degradanti per dimostrare i loro presunti poteri quasi soprannaturali. Questo ha contribuito alla creazione di una visione misteriosa e una fama sinistra alla pratica dell’ipnosi. 

La realtà è molto diversa: Un ipnoterapeuta per quanto bravo, non ha super poteri, e per fare un esempio non riuscirà mai a trasformare un modesto musicista che suona il pianoforte come hobby in un pianista da concerto. Ció che si vede in televisione è la cosiddetta ipnosi da palcoscenico, in poche parole: spettacolo per intrattenimento.

L’ipnosi clinica è tutt’altra cosa, si tratta di una metodologia scientifica riconosciuta che in mano ad un professionista è un eccellente strumento che può integrare la terapia e ottenere risultati eccezionali. La collaborazione fra ipnoterapeuta e paziente funziona sul principio della volontarietà.
Si può usare l’ipnosi per aumentare la performance e la coscienza, cioè risvegliare i potenziali già esistenti, sciogliere blocchi, cambiare gli approcci e le immagini del proprio mind-set. Questa pratica ha radici molto antiche e ha subito diverse modificazioni per arrivare alle tecniche utilizzate oggi in psicoterapia.

L’Ipnoterapia Moderna
Milton H. Erickson (1901 – 1980) con il suo approccio dell’ipnoterapia moderna e le sue ricerche sull’ipnosi come strumento terapeutico, ha ispirato intere generazioni di ricercatori diventando la base di molte terapie brevi, come la terapia breve strategica, il sistema mente-corpo di Ernest Rossi e la programmazione neurolinguistica.

Qual è la caratteristica dell’approccio di Milton Erickson?
L’Ipnoterapia moderna rende possibile un accesso e un contatto con le risorse interpersonali per poter usare la sapienza inconscia, autonoma e automatica.
Per Erickson l’inconscio è una risorsa preziosa che ha un ruolo fondamentale nel processo di guarigione. Il terapeuta ha il compito di contattare l’inconscio: il conscio riceve tramite il contatto con l’inconscio il potere di auto-guarigione. 
L’ipnosi ericksoniana ridefinisce il rapporto terapeuta-paziente: La creazione di uno spazio di reciproco rispetto e di collaborazione fra terapeuta e paziente è fondamentale punto del suo approccio. Non esiste un’unica modalità di intervento, ma la terapia viene ritagliata “su misura” secondo le risorse e gli strumenti che quello specifico paziente possiede già dentro di sé e che l’ipnosi contribuisce a riattivare.

Ma cosa vuol dire “entrare in trance”? Erickson ha definito la trance come un fenomeno piuttosto frequente e comune a tutte le persone, che può essere raggiunto con una certa facilità. Per esempio, quando ci si lascia assorbire dalla lettura di un libro che ci piace particolarmente, ci troviamo concentrati sulla storia del libro e siamo solo parzialmente ancora connessi con la realtà. 

Ambiti di intervento
L’ambito d’uso dell’ipnosi è piuttosto vasto: 
Nell’ambito clinico viene usato prevalentemente per il controllo del dolore (per esempio in odontoiatria, nel parto o negli interventi chirurgici senza anestesia) e per il controllo di emozioni come rabbia e tristezza, per i disturbi d’ansia e per trattare gli attacchi di panico.
Lo sport è un altro ambito in cui l’ipnosi viene utilizzata frequentemente per rimuovere blocchi, per lavorare sul potenziamento della prestazione e nel lavoro sull’ansia da prestazione.

Nel mio lavoro, utilizzo l’ipnosi ericksoniana molto spesso, ritenendola un ottimo strumento per ri-connettere la persona con le proprie risorse interne già esistenti.
Si affidi quindi con fiducia e serenità nelle mani della sua terapeuta, l’ipnosi ericksoniana può essere un validissimo strumento integrativo utile per potenziare gli effetti benefici del suo percorso terapeutico.

Spero di aver risposto esaudientemente alla sua domanda. Se dovesse avere ulteriori domande riguardo l’ipnosi, non esiti a contattarmi.

Buona giornata,
Dott.ssa Alexandra Viechtbauer

Psicologa Psicoterapeuta

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“Era solo un animale…”. I passi per affrontare il lutto del nostro amico animale.

“Era solo un animale…”

Quando muore un animale, che faceva parte della nostra vita e della nostra quotidianità da tanto tempo, muore una parte di noi. Abbiamo passato del tempo insieme, bello e brutto. Si sono create delle abitudini particolari, come fare una passeggiata la mattina presto, un saluto quando rientravamo in casa, le serate passate insieme sul divano con un libro o con un bel film, gli scambi di affetti e le coccole…..

Il dolore che proviamo alla perdita del nostro animale domestico è simile alla perdita di un membro della famiglia. gatto

Gli animali, sopratutto i mammiferi, hanno un cervello “emotivo” simile al nostro che permette a loro di attivare risposte cognitive ed emotive complesse. Il legame di attaccamento tra l’uomo e l’animale domestico è molto più profondo e rappresenta un vero e proprio scambio affettivo. Le ricerche confermano che ad un animale ci si affeziona allo stesso modo come ad un nostro simile. Dal punto di vista psicologico la perdita della relazione con l’animale e il dolore del lutto che viene vissuto è molto simile se non lo stesso che viene provato alla morte di una persona alla quale siamo profondamente legati.

Il tipo di relazione con un animale domestico è particolare.

I nostri amici a quattro zampe dipendono completamente da noi. Ci sentiamo responsabili della loro vita e della loro salute. La relazione implica anche affrontare degli eventi critici come la malattia, l’invecchiamento e la morte dal momento che loro hanno un’aspettativa di vita inferiore alla nostra. La loro presenza al nostro fianco è costante sia a livello fisico che mentale, raramente si presentano delle situazioni di conflitto. Si tratta quasi sempre di rapporti intensi e appaganti perché gli animali non giudicano, ci accettano come siamo, in modo incondizionato.

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LA NEUROPSICOMOTRICITA’

Cos’è la Neuropsicomotricità e chi è il terapista della neuro psicomotricità?

 Il campo riabilitativo è vasto e le figure riabilitative che ne fanno parte sono così tante che ormai si fa fatica ad identificare le varie aree di competenza. Sicuramente questo è il caso del Terapista della Neuropsicomotricità (abbreviato TNPEE)! neuropsicomotricista

 Ma chi è il professionista che si cela dietro questo nome apparentemente complicato e difficile da memorizzare?         
Sintetizzando, il TNPEE è una figura professionale che svolge attività di abilitazione, di riabilitazione e di prevenzione nei confronti delle malattie neuropsichiatriche infantili; pertanto si occupa nello specifico di bambini con età compresa tra 0 e 18 anni.

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GRUPPO StayMindful da febbraio a Torino

StayMindful è un programma esperienziale di gruppo basato sulla Mindfulness.
È composto da 8 incontri settimanali di due ore ciascuno e pratica individuale a casa.
Il percorso è basato sul metodo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), un metodo scientificamente testato e validato per la riduzione dello stress e sarà tenuto dalla dott.ssa Mara Mettola, Psicologa, Psicoterapeuta e Insegnante Mindfulness.
Il corso è indirizzato a persone che vivono situazioni di disagio (come disturbi d’ansia, disturbi alimentari, umore depresso e condizioni di vita stressanti e difficili), che hanno problemi di salute o che vogliono cambiare il modo di rapportarsi ai propri pensieri, alle proprie emozioni e al proprio corpo.

Lezioni:
Da Giovedì 21 Febbraio
dalle ore 19:15 alle ore 21.15
Corso Galileo Ferraris 119, Torino

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Lo sviluppo emotivo nell’età evolutiva

Il mondo di un bambino è vario, pieno di colori, di esperienze interessanti e di avventure emozionanti.
Le nuove scoperte giornaliere portano con se uno spettro enorme di emozioni a cui il bambino si trova a volte impreparato.
In questi momenti ci rendiamo conto, a volte anche con stupore, con quale intensità un bambino vive le emozioni e quanto è difficile a volte per noi adulti di immedesimarci in loro. Vale quindi la pena di scoprire, come avviene lo sviluppo emotivo nell’età evolutiva.

Foto1Quali capacità e competenze i nostri piccoli devono acquisire e come li possiamo sostenere? Questa conoscenza ci permetterà di aiutare i bambini a usare le loro emozioni in maniera consapevole e a far si che siano in grado di creare delle solide fondamenta per sane relazioni emotive.

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Sulla Noia

Questo tempo grigio mi sta stancando. Mi dà noia. Come ingannarla? Provo a guardarci dentro. La prima cosa è la pesantezza e il ricordo di alcuni versi: quando un cielo basso e greve pesa come un coperchio / sullo spirito gemente in preda a lunghi affanni. Baudelaire, chi altri poteva venire in visita in un giorno così? Mi suggerisce che la mia noia è un ennui, un “mal di vivere” esistenziale e senza tempo. E questa pioggia torinese evoca la pioggia parigina di quasi 200 anni fa, una pioggia immensa e fitta che trasforma la città in un’enorme prigione. Ecco, mi sento così: grigio, meccanizzato, monotono.

È un sentimento complesso, la noia.

noiaHa un doppio significato: da un lato quello etimologico di “(essere) in odio” (dal latino in odium), ossia di qualcosa di fastidioso, di molesto; dall’altro quello di tedio, legato a un senso di nausea e insofferenza per situazioni vuote o ripetitive. Questo secondo significato apre un mondo a parte: attese inattese, monotone ripetizioni, affanni esistenziali, dolori di cui non si conoscono bene le cause. È il taedium vitae di Lucrezio, la ripugnanza per la vita, ma questo stato d’animo lo troviamo sotto tante forme nella storia dell’umanità: nella vanitas Seicentesca (che riprende l’Antico Testamento, dove Qohelet afferma: “vanità delle vanità, tutto è vanità”), nello spleen e nell’ennui (romanticismo e decadentismo inglese e francese), nel mal du siècle e nel weltschmerz, e ancora nella Nausea di Sartre e nella Noia di Moravia.

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La deglutizione nella persona anziana

Come cambia la deglutizione nella persona anziana?

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale per l’individuo, sia per la necessità vitale che per gli aspetti edonistici e di condivisione.
Tuttavia, con l’avanzare dell’età, il meccanismo deglutitorio può diventare meno efficace, con possibili conseguenze spesso poco conosciute e sottostimate.
I disturbi di deglutizione in età senile prendono il nome di presbifagia, termine che indica un processo involutivo fisiologico a carico dei distretti deputati alla deglutizione nei soggetti anziani.
Tale termine comprende al suo interno due diverse categorie: la presbifagia primaria e quella secondaria.
Con il termine presbifagia primaria, si intende un decadimento funzionale del meccanismo deglutitorio nella persona anziana. deglutizione 1Tale condizione, seppur non vada considerata in senso strettamente patologico, rischia, tuttavia, di determinare un rischio di malnutrizione o di infezioni respiratorie dovute al passaggio di cibo nei polmoni. Al contrario, il termine presbifagia secondaria fa riferimento a un’alterazione della dinamica deglutitoria rilevabile a livello clinico che può presentarsi come evento isolato o in conseguenza a altri quadri patologici quali malattie ostruttive, cerebrovascolari o neurodegenerative.

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