Vi presentiamo il primo appuntamento della nuova sede milanese
Mercoledì 6 febbraio 2019 dalle ore 19.00 alle ore 20.30 presso la sede di Milano
Corso Buenos Aires 60 (Google Maps)
La Dr.ssa Giorgia Fracca(Psicologa, Psicoanalista, membro ALIpsi) presenta il libro
“I figli di Gilgameš – Omogenitorialità e Psicoanalisi”
La trasformazione delle funzioni genitoriali nella contemporaneità, di cui l’omogenitorialità è solo una delle tante manifestazioni, interroga la psicoanalisi a partire da una delle sue chiavi di volta, il complesso di Edipo.
Al termine dell’incontro verrà lasciato spazio per il dibattito.
Introduce l’incontro la Dott.ssa Alessandra Bianchi, psicologa e psicoterapeuta dell’équipe di Milano del Centro Nemesis.
L’incontro è pensato non solo per psicologi, insegnanti, genitori e futuri genitori, parenti, ma anche per tutti quelli che si interrogano su questo tema.
Oscar, 53 anni Buongiorno, sono arrabbiatissimo perché ho scoperto che mia moglie fino a qualche mese fa ha frequentato un altro uomo. La loro relazione, se così vogliamo definirla, è durata circa un anno e da poco è finita. Quando l’ho scoperto e ne ho parlato con lei, mia moglie si è giustificata dicendo che noi non avevamo più rapporti sessuali da tempo, che questo aspetto le mancava e che non è riuscita a resistere alla tentazione di provare con quest’altro uomo. Ma sostiene di averlo lasciato perché tiene alla nostra famiglia (abbiamo due figli, ormai grandi). Ha mentito fino a oggi, come potrei ora crederle? Non so cosa fare, vorrei solo tornare a come eravamo prima!
Salve Oscar,
quando si parla di tradimento non si può non parlare di rabbia e di perdita della fiducia, questo è sicuro. Nelle relazioni di coppia affidiamo all’altro una parte di noi, fatto che ci porta a sentirci feriti e persi quando qualcosa va storto.
Allo stesso tempo, un tradimento è sicuramente sintomo di una crisi della coppia, ma non ne rappresenta necessariamente la fine, se affrontato in modo utile. Una crisi, infatti, può rivelarsi un’opportunità per comprendere molti aspetti importanti, che sino a quel momento forse erano stati sottovalutati.
Ad esempio, sembra emergere che qualche difficoltà nella coppia, almeno dal punto di vista sessuale, era presente anche prima del tradimento. Sarebbe da comprendere meglio quali sono stati nel tempo i bisogni di entrambi da quel punto di vista e quali sono oggi. Solo così sarà possibile vedere se ci sono stati dei cambiamenti che hanno portato a uno squilibrio.
Nel corso della nostra vita, infatti, ciascuno di noi cambia a seconda di moltissimi fattori (i propri bisogni, il contesto, l’acquisizione di nuove risorse…). Nella vita di coppia, soprattutto quando la relazione è di lunga data, questi cambiamenti dei singoli partner possono andare nella stessa direzione oppure, a volte, in direzioni opposte. Per il benessere della coppia è fondamentale accorgersi di questi cambiamenti, in modo da poter negoziare (se possibile!) un nuovo modo di stare insieme, che rispetti i nuovi bisogni di entrambi. Questo processo non è per niente facile proprio perché i cambiamenti avvengono in modo graduale e, dall’interno, non sempre è possibile notarli. In questi casi una figura molto utile è quella del terapeuta di coppia: egli offrirebbe la possibilità di vedere ciò che sta succedendo da un’altra prospettiva, più ampia.
Proprio a questo proposito, quando sostiene di voler tornare a come eravate prima, è importante chiederci se sia un obiettivo raggiungibile. È proprio il “come eravamo prima” che vi ha portato a questa crisi, ed è proprio lì che è utile capire cosa non stesse funzionando. L’obiettivo delle terapie di coppia, infatti, è andare alla ricerca di un “nuovo noi” possibile.
Le premesse sembrano esserci: sua moglie ha scelto di tornare a impegnarsi nella vita di coppia, lei si sta attivando (lo dimostra l’averci scritto) per capire come muoversi. Una cosa è sicura dunque: al momento nessuno dei due vuole mollare! Tocca vedere se e come questo sarà possibile.
Questa potrebbe essere una nuova sfida da affrontare insieme… buon lavoro!
Silvio, 26 anni Salve, ho 26 anni e sono gay. Vi scrivo perché non sono dichiarato con i miei genitori e non so come fare. Loro sono molto religiosi, bigotti e chiusi di mentalità, e che abitino in un piccolo paesino di montagna non aiuta. Non sono neanche mai riuscito ad accennargli la cosa. Più volte li ho anche sentiti dire cose contro i gay e le lesbiche e per questo ho sempre avuto paura della loro reazione. Cosa mi consigliate di fare? Grazie
Caro Silvio, la sua storia in passato è stata quasi l’unica realtà possibile, purtroppo.
E’ sicuramente difficile (e ancora più deve essere stato da ragazzino) convivere con il pensiero che per i propri genitori ciò che si è “non va bene”, “è sbagliato”. Immagino le avrà creato dei momenti di grandissimo sconforto… La presa di consapevolezza e l’accettazione della propria sessualità non è sempre una passeggiata, attraversa spesso dei momenti conflittuali, e il vivere in un contesto in cui i messaggi che passano non sembrano essere assolutamente accomodanti e supportivi può fare davvero male. Non solo deve essere stato difficile il percorso di accettazione, ma anche dopo, il sentire di non avere la possibilità di condividere con i propri cari i momenti negativi (ma anche positivi!) nei quali in qualche modo l’omosessualità fosse coinvolta! Continua a leggere →
In occasione del World Aids Day si è sentito parlare anche in Italia della PreP HIV, la profilassi pre-esposizione dell’HIV. Che cos’è? È possibile reperirla anche da noi? Ma in Italia, l’infezione è ancora presente?
Sì, l’infezione è ancora presente. Se guardiamo i dati pubblicati nel dicembre 2017, vi sono ancora moltissime nuove diagnosi di HIV. Certo, l’introduzione dei farmaci antiretrovirali nel 1996 e le continue innovazioni di questi, che oramai possono essere somministrati appena viene scoperta l’infezione (e portati avanti tutta la vita) permettono di parlare nella maggior parte dei casi di infezione cronica e non mortale, ma il problema non è risolto.
Sebbene il preservativo sia lo “strumento barriera” d’elezione, viste le difficoltà di alcune persone nell’utilizzarlo (per caratteristiche psicologiche e di personalità), e visto che vi sono delle situazioni in cui a volte una precauzione in più non guasta, è stata introdotta la PreP HIV. Continua a leggere →
Crisi di coppia come superare il periodo delle discussioni e dei litigi?
“Io non ti sopporto più. Devo uscire da questa relazione”
“Quando fai così ti odio… lo sai e lo fai apposta!” “Non sei mai a casa, e quando ci sei riesci comunque a essere assente!” “Sei diventata di ghiaccio, non riesco più ad avvicinarmi a te”
Quante volte ci è capitato di scontrarci con il nostro partner? Siamo arrivati a queste frasi o ci siamo fermati prima? Oppure siamo andati oltre e la nostra relazione non esiste più?
In questo articolo tratteremo: la crisi di coppia come superare il momento e scopriremo cosa sta sotto ai conflitti, quali sono i processi che allontanano i sentimenti positivi dalla relazione. Le motivazioni dei conflitti possono infatti essere molto diverse: i problemi specifici di ogni coppia fanno parte della coppia e, rispetto al loro contenuto, difficilmente possono essere “incasellati”. Tutti, però, sono accomunati da questi processi, trasversali e presenti in ogni conflitto. Riconoscerli permette di migliorare la qualità della nostra relazione e di impedire che i sentimenti profondi e positivi che ci legano all’altro si affievoliscano lentamente. Andiamo a scoprirli!
La Disconnessione
Quando siamo connessi con qualcuno è come se qualcosa ci tenesse insieme in modo speciale, ci rendesse psicologicamente presenti. È così che capita di sentirsi aperti (senza difese, ostilità, altre priorità), curiosi (genuinamente interessati all’altro) e ricettivi (disponibili a farci carico di ciò che l’altro ci offre, a fare spazio per ciò che vorrà condividere con noi).
Quando qualcuno si connette a noi in questo modo, il risultato in noi è un senso di importanza: ci sentiamo presi a cuore, apprezzati e rispettati.
Ma quando chi è stato connesso smette di esserlo (sembra annoiato, risentito, freddo, distratto…), ne soffriamo… e spesso agiamo di conseguenza, disconnettendoci a nostra volta. Questo movimento dà il via a una spirale nella quale progressivamente ci si allontana, senza riuscire a comprendere, alla fine, in quale momento sia iniziato tutto.
La Reattività
Questo processo avviene quando ci facciamo guidare dalle nostre emozioni in modo diretto, senza prenderci un attimo per pensare e per incanalarle in modo più inoffensivo. Sono le volte in cui sbottiamo, in cui sentiamo che “questa è la goccia che fa traboccare il vaso”… e inondiamo l’altro con la nostra rabbia. Agiamo così in modo impulsivo, automatico e senza consapevolezza, trascinati dai nostri giudizi. In questo modo rischiamo di provocare all’altro un dolore che lo allontanerà, rendendo sempre più difficile la comunicazione con lui.
L’Evitamento
A nessuno piace provare emozioni negative, ed è quindi successo a tutti di sforzarsi per evitarle, anche senza rendersene conto. Qualsiasi azione potenzialmente potrebbe essere un evitamento, ma vediamo quali sono le modalità più diffuse:
Riempire il nostro corpo con delle sostanze che ci facciano sentire bene: cioccolato, dolci, il nostro piatto preferito, qualche bicchiere, qualche sigaretta di troppo… anche l’alcol e le droghe sono un modo per evitare emozioni spiacevoli!
Distrarci: qualsiasi cosa può diventare una distrazione, anche quelle che ci fanno bene. Buttarci di più sul lavoro, concentrarci nel nostro sport preferito, guardare moltissime serie tv… se ci capita di investire in queste e altre attività molto più tempo ed energie del solito, vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi: “sto scappando da qualcosa?”
Ritirarci in una “zona confortevole”: evitare, quindi, le situazioni che rischiano di esporci alle emozioni negative. Ad esempio evitare di affrontare una questione spinosa, rifiutarsi di ascoltare l’altro, terminare una conversazione non appena sentiamo il crescere dell’agitazione per restare più “al sicuro”, nel territorio delle emozioni non pericolose. Allo stesso tempo, restare in questa situazione porta nel tempo a sentirsi bloccati, appesantiti, a volte insoddisfatti e sconfitti.
L’evitamento, con moderazione, può di certo permettere di “passar sopra” a qualche difficoltà nella coppia. Più alto è il suo impiego, tuttavia, più è probabile che nella coppia si creino problemi.
Dentro alla tua mente
La nostra mente produce una miriade di pensieri al giorno: molti di questi sono legati a ciò che ci succede, altri sono un suo “prodotto esclusivo”. Tanti dei nostri pensieri, infatti, nascono dall’interpretazione della realtà che noi facciamo sulla base di alcune convinzioni profonde.
Ad esempio: se fossimo convinti di non valere niente, i nostri pensieri saranno prevalentemente incentrati su quanto lui è stato più bravo di me a svolgere quel lavoro, su come quella volta ho fallito, su come di conseguenza fallirò anche la prossima volta…. Insomma, i nostri pensieri sono in grado di amplificare il nostro modo di vivere la realtà, portandoci spesso a percepirla a modo nostro. Ed è in questo modo che si formano le diverse “versioni” della realtà, sulle quali nessuno è mai d’accordo (“è andata così!”, “no, non ti ricordi, è andata in quest’altro modo!”).
Restare intrappolati nella propria mente ci fa perdere nei pensieri, allontanandoci dalla realtà delle cose e, di conseguenza, dall’altro.
Riconoscere in noi questi processi è sicuramente il primo passo per andare verso l’altro e trovare una prima risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio “Crisi di coppia come superare il momento?” ricostruendo un modo di comunicare e relazionarsi che porti a una ritrovata vicinanza.
“Litigare è spiegare in modo complicatissimo e a voce alta cose semplici da dirsi sottovoce.”
(Erich Fromm)
“Buongiorno, mi chiamo Mia, ho 25 anni e da 5 anni sono fidanzata con un ragazzo verso cui non ho mai provato una grande attrazione fisica ma che mi ha colpito per la sua premura nei miei confronti. Da mesi però non mi sento più appagata, né sessualmente (non facciamo quasi mai sesso, lui dice che non è importante), né emotivamente (lui ha scarso interesse verso tutto o quasi, non facciamo mai niente, sempre casa e lavoro). Però ho paura di perderlo perché si è sempre preso cura di me e mi rende la vita tranquilla, serena, stabile, piatta ma sicura. So che su di lui posso sempre contare. Non ho nessun altro con cui parlare e avere un rapporto così come ho con lui. Lui mi ama moltissimo ne sono certa e io ho paura di perdere una persona che so che mi ama. A volte penso che non troverò mai qualcuno come lui, ma il punto è che sembra che vada tutto bene non appena metto da parte le mie esigenze, ma se penso a queste e al fatto che non vengono quasi mai soddisfatte il mio pensiero è quello di lasciarlo. Sono così indecisa…”