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Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia

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L’ESPERTO RISPONDE: Da quando è nato il piccolo, mio marito è in crisi!

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Flavia, 34 anni

Sto con mio marito, Stefano, coetaneo, da 10 anni, e da sempre è stato per me un grosso punto di riferimento: un uomo deciso, con tanti amici, un buon lavoro, un tipo che ha sempre tutto sotto controllo, molto progettuale e concreto. baby

Da quando però è nato Giovanni, un anno e mezzo fa, ha spessissimo degli attacchi d’ansia. Quando torna dal lavoro si sdraia sul divano perché si sente distrutto. Progettare cose è impossibile, a lungo termine ma anche a breve. Soffre e si continua a lamentare di essere un cattivo padre, ma non riesce a fare nulla per attivarsi.

Desideravamo da sempre avere dei bimbi, e quando è arrivato siamo stati contentissimi entrambi. Stefano però è andato in tilt quando ha dovuto affrontare la quotidianità: il bimbo non è mai stato regolare nel sonno e nella pappa, e in generale non è facilissimo da gestire, ma nella norma. Di fronte a difficoltà “di routine”, Stefano si arrende subito: desiste se il piccolo non vuole mangiare, perde la pazienza di fronte a pianti e difficoltà ad addormentarsi… Più questo succede, più si sente inadeguato, ma non reagisce perché l’ansia che ha lui dice “risucchia le energie”. 

Non so che fare, mi sento sola, e questa situazione mi sta pesando molto. Mi sento anche in colpa perché non l’ho spinto prima a fare qualcosa, ma davvero speravo passasse.
Spero mi possiate aiutare almeno a capirlo.

Cara Flavia,
la sua situazione è difficile, ma ha diversi aspetti che la accomunano ad altre: è quindi comprensibile che abbia pensato a un periodo fisiologico di adattamento.

Diventare padre è un processo che segue un percorso diverso, nei tempi e nei modi, dal diventare madre. Le donne hanno il tempo della gravidanza nel quale devono fare i conti con i cambiamenti del proprio corpo. Appena i piccoli nascono poi, naturalmente, ci si sente subito protese (magari in maniera ambivalente, magari con fatica) verso questa nuova vita e, in condizioni sufficientemente tranquille, si affrontano le nuove difficoltà.pdfiglio

Ai padri viene chiesto uno sforzo attivo maggiore: quel legame che alla donna, tendenzialmente, emerge naturalmente, l’uomo lo deve coltivare.


Ha descritto Stefano come
un tipo a cui piace avere tutto sotto controllo, molto progettuale e concreto. Possiamo ipotizzare che abbia un sistema di sicurezza basato sul controllo: in linea generale e semplificando, chi ha questo funzionamento fonda la sua sicurezza nell’avere piani che tendenzialmente porta a termine in maniera efficace. Nei suoi programmi cerca di valutare le possibili “variabili intervenienti”, con (l’illusoria) convinzione di poter scongiurare eventi indesiderati.  L’imprevisto è mal tollerato, a volte (quando il sistema è molto rigido) sofferto.

Un figlio è qualcosa di cui non si può prevedere ogni aspetto: è una realtà a sé, con caratteristiche proprie, “imprevedibile”.
P
er una persona programmata e controllante, potrebbe essere un grande problema: potrebbe “mandare in tilt”.

Per quanto Stefano abbia arricchito di dettagli il pensiero di diventare padre, facilmente avrà sottostimato il fatto che i bimbi non funzionano “matematicamente”, ma ognuno reagisce agli stimoli a seconda di un complesso sistema di caratteristiche sue e dell’ambiente circostante.

Questo, avvenendo continuamente e ripetutamente, sarà stato destabilizzante per Stefano, quanto più lui si immaginava diversamente la gestione del figlio. Che-frustrazione
Abituato a sentirsi pronto ed efficiente, di fronte a questa nuova situazione, per lui importante, ora mette in discussione l’idea di sé che aveva, con conseguenti momenti di forte ansia e sentimenti di inadeguatezza, annichilimento e  svalutazione.

Non è possibile però avere tutto sotto controllo: gli imprevisti possono capitare sempre, per quanto uno sia “bravo” o “efficiente”.

Accettare che esistano delle situazioni imprevedibili è qualcosa che per Stefano è difficile, probabilmente nella sua storia di vita finora ha avuto la convinzione, di controllare tutto.

Una psicoterapia aiuterebbe Stefano a riconoscere la normale impossibilità di un controllo totale sulla vita propria e altrui, e ritrovare un’identità positiva. Restiamo a disposizione per eventuali ulteriori dubbi.

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