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VIENI A TROVARCI Sabato 07 ottobre 2017
dalle ore 15.00 alle ore 19.00
presso la nuova sede di Torino Corso Galileo Ferraris 119
(Google Maps)
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I professionisti che collaborano con il Centro Nemesis saranno a vostra disposizione per farvi conoscere le attività svolte e i servizi offerti in ambito clinico, forense e formativo.
Programma degli interventi
Ore 15.30I bambini e la Logopedia
Ore 16.30Quando è utile contattare uno psicologo? Cosa vuol dire intraprendere un percorso di psicoterapia
Ore 17.30Le nostre prossime attività e tutti gli appuntamenti.di quest’anno
Ore 18.30Perché anche l’alimentazione è importante
Dalle ore 15.00 alle ore 19.00 il Centro rimarrà aperto: potrete visitare lo studio, conoscere i professionisti che operano nella sede di Torino e confrontarvi con loro.
Nel corso dell’inaugurazione verrà offerto un piccolo rinfresco a buffet.
Per maggiori info sull’équipe del Centro Nemesis clicca qui
Con il termine “Disfonia” si indica un disturbo della voce che colpisce individui di ogni età e, dunque, anche i più piccoli. Le cause sono molteplici e la più frequente deriva dai noduli che si formano sulle corde vocali: sono dei piccoli “calli” che, posizionati sul bordo della corda vocale, le impediscono di vibrare in maniera armonica. Il risultato è una voce rauca, soffiata, gracchiante. I noduli di solito si formano in seguito ad un cattivo uso o ad un abuso della propria voce, ad esempio gli sforzi continui, le urla, gli improvvisi cambi di tono. L’abbassamento di voce nei bambini avviene perché acquisiscono facilmente abitudini sbagliate su imitazione e per questo motivo il primo modo per evitare la disfonia nel bambino è quello di essere un adulto modello: genitori, insegnanti, parenti dovrebbero fornire un modello vocale corretto.
Nello specifico, le buone abitudini che gli adulti dovrebbero acquisire sono:
Evitare di parlare ad alta voce o urlare
Insegnare al bambino che, per richiamare l’attenzione, si deve avvicinare e non urlare a distanza
Dare al bambino tutto il tempo che gli occorre per parlare e non mettergli fretta (questo nuoce alla respirazione)
Diminuire i rumori ambientali di fondo (radio, televisione, elettrodomestici) quando ci si parla
Motivare il bambino a nuovi atteggiamenti vocali spiegandogliene i motivi
Evitare di vestire troppo il bambino e fargli coprire bene la bocca ed il naso quando esce all’aperto e fa freddo
Evitare ambienti troppo riscaldati, secchi e polverosi.
La fascia di età maggiormente colpita per abbassamento di voce nei bambini e ragazzi, va dai 5 ai 14 anni (ma attenzione perché tra gli 11 e i 14 vi è la muta vocale che spesso causa disturbi temporanei alla voce) e le ricerche statistiche mostrano che se l’intervento è precoce (ovvero il bambino viene rieducato entro un anno dalla comparsa del disturbo) il 35% riporta risultati positivi alla terapia logopedica.
Ricordiamoci che la voce deriva da un insieme di fattori che devono cooperare correttamente e contemporaneamente: la corretta postura del corpo, la corretta respirazione, il corretto passaggio di aria tra le corde vocali, la buona articolazione delle parole, la capacità di ascoltarsi quando si parla. Il bambino naturalmente non ha ancora maturato una chiara idea del proprio schema corporeo e soprattutto di cosa accade quando parla, ha una scarsa capacità di focalizzare e mantenere l’attenzione sulla propria voce, non è in grado di guidarsi e correggersi da solo; per questo motivo è di fondamentale importanza che gli adulti che lo circondano siano un modello vocale il più perfetto possibile, affinché egli acquisisca fin da subito le abitudini corrette durante l’eloquio.
Se l’adulto si accorge che il bambino perde spesso la voce o che questa è spesso rauca, è consigliabile effettuare una visita foniatrica attraverso la quale il medico specialista porrà o meno una diagnosi di disfonia e indicherà quali percorsi sono più indicati: consigli ai genitori, terapia logopedica, terapia farmacologica, l’abbassamento di voce nei bambini non è da sottovalutare.
Il logopedista attuerà una terapia mirata alle esigenze del bambino allo scopo di ripristinare un corretto meccanismo durante l’emissione della voce, attraverso incontri settimanali basati sul gioco; verranno inoltre forniti consigli agli adulti che circondano il bambino affinché nel quotidiano egli abbia un modello vocale corretto da imitare.
In questa pagina potete trovare tutti gli eventi e seminari psicologia, gli incontri in programma e gli appuntamenti conclusi, che potranno essere riprogrammati in futuro, per l’anno 2017-2018…
Anche quest’anno abbiamo pensato di fornirvi sin da subito la possibilità di conoscere le date e chiedere l’iscrizione a molti dei corsi, tra i quali anche quelli di Psicologia Criminale.
L’elenco degli eventi eventi e seminari psicologia come tutto il programma appuntamenti viene aggiornato ogni volta che organizziamo qualcosa di nuovo!
Cosa vuol dire amarsi? Qual è il segreto per rendere la coppia unita e duratura? Come facciamo a rendere le diversità di ognuno di noi un dono prezioso senza puntarci il dito contro?
Tantissime sono le domande che ci poniamo sull’amore e sullo stare insieme e molto spesso è difficile trovare queste risposte; infatti già da un po’ di anni si sente l’esigenza di creare dei corsi di preparazione al matrimonio laici ed aperti ai nuovi tipi di coppia da quelle eterosessuali e omosessuali, a chi ha deciso di sposarsi con rito civile, a chi ha scelto di convivere.
Sono venuta a conoscenza del libro scritto da Daniel Keyes nel 1981, Una stanza piena di gente, dopo aver visto il film horror di M. Night Shyamalan, Split, ispirato, anche se non ufficialmente, alla storia del protagonista di questo libro.
Il romanzo, scorrevole e coinvolgente, è la biografia di Billy Milligan che incuriosisce e a volte spiazza. Continua a leggere →
Imparare a leggere e scrivere è una delle più grandi sfide che il bambino è chiamato ad affrontare durante il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare. Spesso le preoccupazioni dei genitori rispetto al possibile insuccesso scolastico o all’incapacità di supportare adeguatamente i figli nello svolgimento dei compiti, affiancano silenziosamente l’entusiasmo e/o il timore dei bambini che si approcciano alla scuola.
L’incontro del bambino con la letto-scrittura, in realtà, avviene molto prima del suo ingresso alla scuola primaria: già verso i 4 anni egli inizia ad interrogarsi sul significato e sulla funzione di tale competenza. Non è raro, infatti, che a questa età, guardando il segnale stradale dello STOP, il logo di certi prodotti commerciali o la parola “fine” al termine di un cartone animato, il bambino dica “Qui c’è scritto….”. Ovviamente, non si tratta ancora di una vera e propria competenza di lettura: il bambino in questa fase vede globalmente la parola e la riconosce in base al contesto e a quella particolare forma grafica (non sarebbe infatti in grado di riconoscerla se scritta con un altro carattere). Tuttavia, è proprio in questa fase che egli inizia a elaborare ipotesi e a costruire regole che possano aiutarlo a comprendere il funzionamento della scrittura.
Il lavoro di preparazione all’apprendimento delle competenze scolari, ovvero l’imparare a leggere e scrivere, inizia molto precocemente e coinvolge numerose abilità, definite prerequisite.
Che cosa si intende per prerequisito? Esso è un’abilità che facilita l’accesso ad una competenza più complessa ed è una condizione necessaria per un successivo apprendimento, verso funzioni più evolute.
Molte sono le funzioni che sono implicate nell’imparare a leggere e scrivere:
– processi neuropsicologici quali attenzione, memoria, organizzazione spaziale, linguistica, prassica
– organizzazione cognitiva che consente al soggetto di stabilire in modo coerente ed orientato un obiettivo e di perseguirlo attraverso operazioni di generalizzazione e di ragionamento
– processi metacognitivi che permettono di riflettere sulle operazioni mentali effettuate stabilendo le strategie migliori per la risoluzione di un compito
– livello motivazionale che consegue a rinforzi positivi esterni e al riconoscimento del valore dell’apprendimento ai fini sociali e individuali.
Le abilità di base che contribuiscono a questo apprendimento possono essere, genericamente, suddivise in due grandi categorie: competenze extra-linguistiche (familiarità con la lingua scritta, competenze attentive e percettive, memoria, competenze grafo-motorie) e competenze linguistiche e comunicative (competenze fonologiche, lessicali, grammaticali, abilità narrative, competenze metafonologiche, competenze pragmatiche).
Queste abilità vedono la loro massima automatizzazione nel periodo che va tra la fine della scuola d’infanzia e la fine del primo ciclo della scuola primaria: la scuola dell’infanzia dovrebbe dunque stimolare il bambino non tanto nell’apprendimento della forma delle lettere e dei loro suoni, quanto invece nella riflessione sul linguaggio attraverso la conoscenza e la consapevolezza delle diverse componenti dello stesso (fonologica, grammaticale, semantica, pragmatica).
Ciò che è utile potenziare sono dunque le abilità metafonologiche, che permettono cioè di riconoscere per via uditiva i fonemi che compongono le parole del linguaggio parlato. Esse implicano un processo cognitivo in cui viene chiesto al bambino di rivolgere la sua attenzione all’aspetto acustico dell’informazione per analizzarla e tradurla in un codice grafico.
Secondo le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento, “Il linguaggio è il miglior predittore delle difficoltà di lettura, per questo è bene proporre ai bambini esercizi linguistici, ovvero operazioni metafonologiche, sotto forma di giochi” (MIUR). Numerosi sono gli studi che mettono in evidenza come la stimolazione dei bambini nell’ultimo anno della scuola materna risulti importante per potenziare le competenze di coloro che hanno una normale evoluzione linguistica e diventi invece fondamentale per coloro che presentano uno sviluppo atipico delle competenze linguistiche.
Ma quali sono le competenze metafonologiche utili per imparare a leggere e scrivere? Dividiamo intanto in due distinti gruppi le abilità di Consapevolezza Globale e Consapevolezza Analitica.
All’interno della Consapevolezza Globale il bambino dovrebbe riuscire a:
– Discriminare a livello uditivo coppie di parole e di non parole (esempio: baca e paca sono uguali? Vaso e naso sono uguali?)
– Riconoscere parole in rima
– Riconoscere sillabe uguali in parole diverse
– Dividere le parole in sillabe
– Unire le sillabe per formare le parole
Con la Consapevolezza Analitica il bambino dovrebbe:
– Unire e dividere i singoli suoni che formano le parole
– Invertire le iniziali di due parole per formarne altre due
– Trovare quali parole fanno rima con…
– Trovare il più velocemente possibile tutte le parole che iniziano con una data lettera
Dunque l’insegnante della scuola dell’infanzia, supportato magari dallo specialista, dovrebbe aiutare i bambini a sviluppare le competenze sopra descritte, in modo da aiutarlo ad approcciarsi alla scuola primaria con un bagaglio di conoscenze utili, che gli permetteranno di apprendere la letto-scrittura in maniera fluida e regolare.
Spesso si sente parlare di indice glicemicoalimenti, ma sappiamo cosa voglia indicare?
L’indice glicemico (IG) è un valore che indica la velocità con cui la glicemia aumenta in seguito all’assunzione di diversi alimenti.
La glicemia è la quantità di zuccheri circolanti nel nostro sangue. Il suo valore è tenuto sotto controllo grazie al lavoro di una parte specifica del pancreas che produce due ormoni: l’insulina, che ha il compito di abbassare il livello di zuccheri nel sangue; e il glucagone, che funziona da antagonista perché ne innalza il livello. Più si mangiano cibi a elevato indice glicemico alimenti e più si ha produzione d’insulina.
Definizione di amore: alcune possibili Per il biologo e filosofo H. Maturana, l’amore implica la necessità e la possibilità di essere riconosciuti e legittimati e richiede che si riconosca e si legittimi l’altro come persona.
Sternberg propone la definizione di amore attraverso la presenza di tre componenti fondamentali:
Intimità, che comprende i sentimenti di vicinanza, di condivisione e di legame;
Passione, relativa all’attrazione fisica e alla componente sessuale del legame;
Decisione e Impegno, che si riferiscono a due aspetti, uno a breve termine, cioè la decisione che si ama un altro, ed uno nel lungo periodo, cioè l’impegno di mantenere questo amore.
Per un altro autore come Fromm, Amore la definizione di amore è:
Cura, intesa come attiva preoccupazione per la vita e la crescita del proprio partner, in quanto essere umano;
Responsabilità nel rispondere alle necessità dell’essere amato;
Rispetto, che permette di percepire l’altro nella sua individualità senza manipolazioni e strumentalizzazioni;
Conoscenza, che permette di comprendere ciò che l’essere amato incarna.
Cosa non è “definizione di amore” Il fatto che non ci sia una sola modalità di amare, ma che questa dipenda da chi ama, non toglie il fatto che ci siano forme di Amore che possono arrecare molto danno.
Se l’Amore è definito come accettazione dell’altro, non sono relazioni d’Amore:
relazioni gerarchiche che prevedono ubbidienza;
relazioni in cui è presente un’eccessiva rabbia;
relazioni in cui ci sia competizione, ovvero quando “il possedere” diventa una modalità relazionale della coppia;
relazioni in cui si verificano manipolazione o negazione dell’altro;
relazioni in cui uno dei due partner o entrambi sono infedeli in modo “cronico”;
situazioni di non compatibilità o di mancanza di interessi condivisibili tra i partner;
relazioni in cui è necessaria da parte di uno dei due partner la continua lotta per la soddisfazione dei propri bisogni legittimi;
situazioni di violenza psicologica, cioè quelle relazioni in cui prevalgono indifferenza, silenzio, distanza, denigrazione, menzogna, sarcasmo…;
relazioni in cui ci sia violenza fisica (ripetuta) nei confronti di uno dei membri della famiglia;
situazioni di dipendenza grave come alcolismo, tossicodipendenza, gioco compulsivo o anche dipendenza da Internet.
Cosa non dovreste mai sentirvi dire in una relazione d’Amore che possa definirsi tale La gelosia è un sentimento che comunemente proviamo in una relazione d’Amore, ma sentirsi dire dal proprio partener “Non hai il diritto di essere indipendente da me”, rivela una GELOSIA NON SANA per il rapporto, ma soprattutto per l’altra persona.
Pensare che “Non sono niente senza di te” va ben oltre il sentirsi parte di un legame di coppia, ma ha piuttosto a che fare con la DIPENDENZA dell’altro nei nostri confronti.
Anche “Non riuscirai a fare niente senza di me” non ha a che fare con dei genuini sentimenti di condivisione dei propri obiettivi di vita, ma piuttosto con l’OPPRESSIONE.
Il sentirsi dire frequentemente dal proprio partner “E’ tutta colpa tua!” può caratterizzare e pervadere la relazione di un SENSO DI COLPA francamente ECCESSIVO.
Soprattutto le minacce, quindi frasi del tipo “Fai ciò che ti dico …” non dovrebbero far quasi parte del linguaggio condiviso tra i due partner, altrimenti è in atto una PREVARICAZIONE di uno dei due partner sull’altro.
Ancora più grave sarebbe una minaccia come “Se mi lasci mi uccido” che cela a ben guardare un RICATTO MORALE nei confronti dell’altro. Ed infine la certezza che non si stia parlando di un Amore genuino la si ha nel momento in cui il nostro partner ci dice “Se mi lasci ti uccido”. Si, perché nonostante l’Amore sia pieno di incognite e nonostante le definizioni elencate non risolvano di certo l’argomento, un elemento che possiamo serenamente riconoscere come fondante l’Amore è il genuino interesse e preoccupazione per il benessere e la vita della persona amata.
I miti dell’Amore Alcuni dei principali miti che spesso ci ritroviamo ad inseguire nelle relazioni d’Amore sono:
La convinzione di poter trovare il PARTNER PERFETTO…
La convinzione che il PARTNER POSSA COMPLETARCI…
La convinzione che L’ AMORE PER ESSERE TALE DEBBA ESSERE FACILE…
La convinzione che L’ AMORE POSSA ESSERE ETERNO…
Forse una strada che potrebbe rivelarsi più promettente per il nostro benessere personale è, dopo aver abbandonato queste convinzioni (… nel caso le abbiate), quella di chiedervi:
“Che tipo di partner sono?”
“Che tipo di partner vorrei essere?”
“Quanto divario c’è fra chi vorrei essere e come sono ora?”
Ed infine, per concludere potreste chiedervi: “Che cosa è l’Amore per me?”
Potreste iniziare elencando i primi 10 sinonimi che vi vengono in mente pensando alla vostra definizione personale di Amore…
Siamo degli altruisti nati? Questa è la domanda che si pone Michael Tommasello, psicologo evoluzionista americano, il quale affronta il tema partendo da un’osservazione molto semplice e quotidiana: qualsiasi bambino è naturalmente socievole e disposto all’aiuto, ben prima che i genitori gli insegnino quello che siamo abituati a chiamare “buona educazione”.Continua a leggere →
DATA USCITA:6 aprile 2017 GENERE: Drammatico ANNO: 2016 REGIA: Maysaloun Hamoud. TITOLO ORIGINALE: Bar Bahar ATTORI: Mouna Hawa, Sana Jammelieh, Shaden Kanboura, Mahmud Shalaby, Riyad Sliman SCENEGGIATURA: Maysaloun Hamoud FOTOGRAFIA: Itay Gross PRODUZIONE: DBG / deux beaux garçons, En Compagnie Des Lamas DISTRIBUZIONE: Tucker Film PAESE: Israele, Francia DURATA: 96 Min
Tre giovani donne palestinesi in una Tel Aviv dinamica e piena di contraddizioni, dove diventare adulte significa anche interfacciarsi con un mondo affascinante ma estremamente complicato. Continua a leggere →