nemesis

Psicologia Clinica e Forense – Psicoterapia – Logopedia


2 commenti

Logopedista cosa fa? Si occupa dei disturbi legati alla comunicazione umana

Il logopedista cosa fa? Elabora una proposta riabilitativa per rispondere al bisogno di salute del paziente con difficoltà di parola, in una prospettiva olistica ed il linea con il modello bio-psico-sociale.

Logopedia è una parola composta derivante dai termini greci λόγος, parola, discorso e παιδεία, educazione. L’etimologia della parola ci suggerisce nell’immediato un’informazione centrale: la logopedia si occupa di abilitare o riabilitare persone con difficoltà nel produrre le parole.

logopediaMa oggi la logopedia non è solo questo! Sebbene le sue premesse risalgano ad alcuni millenni or sono, la logopedia costituisce una disciplina relativamente recente. Ai giorni nostri essa affonda le sue radici teoriche nella scienza comunicologica e deglutologica ed ha esteso notevolmente il proprio ambito di interesse. La logopedia si occupa della comunicazione umana e dunque della voce, dell’articolazione, della fluenza, del linguaggio verbale e scritto, nelle sue diverse componenti (fonologica, lessicale-semantica, morfosintattica e pragmatica), degli apprendimenti nonchè della deglutizione e delle rispettive alterazioni.

Continua a leggere

https://centronemesis.com/lesperto-risponde/


Lascia un commento

L’ESPERTO RISPONDE: Rabbia, aggressività e impulsività…cosa faccio?

espertoBuongiorno,
sono Claudia, mamma di due bambini di 9 e 10 anni. Sono sposata, ma la relazione tra me e mio marito non va da molto tempo, inoltre soffre di attacchi di panico da quando era piccolo e negli ultimi mesi soffre di depressione ed io sempre più mi trovo a gestire da sola la crescita e l’educazione dei miei figli. Camilla, la più piccola, è molto brava, sia a casa che a scuola, non mi crea problemi, è generosa e rispettosa degli altri. Alberto, invece, ha tratti di impulsività che faccio fatica a gestire.

Continua a leggere


Lascia un commento

Siamo tutti intelligenti…ognuno a suo modo!

20130201-creativitaAll’interno della nostra società si è radicata fortemente una convinzione: gli individui intelligenti sono quelli con maggiori competenze logico e matematiche. Pensiamo ad esempio a quanto queste capacità vengano valorizzate all’interno del sistema scolastico o anche in ambito lavorativo.

Questa concezione, però, è stata rivalutata e riformulata da diversi specialisti, i quali sono arrivati alla conclusione che non esiste un solo tipo di intelligenza ma è necessario parlare di intelligenze multiple.

Continua a leggere


1 Commento

Rapporto tra genitori e figli: il conflitto sintomo di una cattiva comunicazione familiare

Perché si crea conflitto nel rapporto tra genitori e figli?
Quante volte è capitato di sentire dire da un genitore: “Non mi ascolta, si arrabbia, urla, fa sempre di testa sua”. Si potrebbe continuare ancora con affermazioni di questo tipo, ma quello che è importante sottolineare è che i genitori appaiono stanchi e a volte scoraggiati perché le hanno “provate tutte”.

 immagine1A volte il conflitto che si crea nel rapporto tra genitori e figli può essere il sintomo di una difficoltà di comunicazione all’interno del contesto familiare. È molto importante per un genitore saper comunicare in maniera efficace con il proprio figlio perché l’aspetto comunicativo migliora la qualità della diade genitore-bambino.

Continua a leggere

https://centronemesis.com/lesperto-risponde/


Lascia un commento

L’ESPERTO RISPONDE: In disaccordo con le regole a scuola

Mirella, 41 anni

regole2“Buongiorno, sono Mirella mamma di due bambini di 9 e 12 anni. Purtroppo 4 anni fa sono rimasta improvvisamente vedova e mi trovo sola a gestire i due bambini senza aiuti esterni. Sono meravigliosi e molto bravi, ma non manca qualche difficoltà. Matteo che è il mio “piccolo”, frequenta la quarta elementare, è molto bravo a scuola, anche troppo, nel senso che è piuttosto ansioso rispetto alle sue prestazioni. Ha delle effettive difficoltà d’apprendimento (discalculia) diagnosticate da professionisti, infatti a scuola utilizza la calcolatrice ed evitano particolari compiti. Studia molto nel pomeriggio e tollera poco ricevere voti che per lui sono considerati bassi come un 8. Io cerco di valorizzarlo e di gratificare il suo impegno e i suoi risultati, ma lui sembra non essere mai soddisfatto se non al voto massimo. E’ seguito da una psicologa per questi aspetti ansiosi e anche rispetto al lutto del papà. Succede però una cosa a scuola che non ho saputo gestire e lasciato perdere, ma vorrei sapere come comportarmi in queste situazioni. Le maestre mi hanno chiamato per andare a prenderlo perché gli è suonato il cellulare in classe e loro hanno istituito la regola che se accade ciò, vengono chiamati i genitori a riprendere il bambino e viene dato un 8 in condotta. Ora, conoscono Matteo e la sua situazione, sanno che è un bambino molto educato e bravo a scuola, è stato un singolo incidente isolato. Ha sempre il telefono spento a scuola, lo lascio per una mia sicurezza, e non accade mai che qualcuno lo chiami, è stata proprio una sfortuna. Lui si è sentito molto mortificato per una intera settimana, l’8 in condotta lo ha estremamente avvilito e io non ho saputo dire nulla. Non sono d’accordo con la posizione presa dagli insegnanti, ma non mi sono espressa. Ho lasciato passare l’evento, ma mi è dispiaciuto molto per Matteo. Purtroppo potrebbero ricapitare occasioni del genere e vorrei essere più preparata ad affrontarle. Cosa ne pensa? come posso fare? La ringrazio.”

Buongiorno Mirella, la ringrazio per aver espresso la sua richiesta e le pongo la mia vicinanza prima di tutto per il suo lutto. Non è semplice seguire da sola e improvvisamente due bimbi impegnati con la loro crescita, ma è sicuramente una mamma attenta per quel che scrive e aver lasciato correre questo evento è comprensibile.

Ha ragione a pensare che potrebbero ripresentarsi situazioni simili, proprio in virtù del fatto che riconosce in Matteo un bimbo ansioso e poco tollerante alle frustrazioni. Il disturbo dell’apprendimento inoltre, per quanto circoscritto per definizione ad un’area specifica, può essere vissuto come una potente limitazione ed essere invasivo perché pone in conflitto tra loro le aree di competenza con le aree dove Matteo, nonostante l’impegno, proprio non si riesce.

In questa particolare situazione comprendo la necessità delle insegnanti di mettere delle regole ferree e poco discutibili per la gestione dell’uso di cellulari e dispositivi a scuola, non è una situazione semplice da affrontare, sono strumenti con molti pregi anche per l’apprendimento, ma anche molto invasivi e potenti distrattori.

All’ingresso alla scuola elementare una delle prime sfide che i bambini devono affrontare è proprio l’adattamento alle regole valide per la maggioranza, che però possono non essere in armonia con i loro bisogni individuali. In questo caso ha ragione a dire che poteva essere utile decidere diversamente pensando a Matteo e alla sua personalità e alla sua situazione. Purtroppo non sempre a scuola è dato il tempo e il modo di spiegare la flessibilità delle regole e far comprendere alcuni aspetti educativi seppur molto importanti e per questo può essere importante farlo a casa. Ha deciso correttamente di non farsi percepire contro la decisione dell’autorità scolastica, in quanto svalutare o mostrare il disaccordo tra famiglia e scuola non sarebbe stato utile, avrebbe creato confusione e svalutato il ruolo educativo dell’insegnante.

Regole, regolamenti e educazione sono tutte aree che mettono in rapporto con i limiti. Matteo ha inoltre una difficoltà personale proprio con il limite, imposto già per il disturbo d’apprendimento diagnosticato e rappresentato anche dalla scarsa tolleranza alla frustrazione per giudizi che non corrispondono alle sue aspettative molto elevate. Il vissuto del limite nella sua massima espressione si è imposto a Matteo inoltre improvvisamente, con la mancanza precoce del papà. Non è semplice gestire un lutto così importante a questa età in cui ancora non si pensa alla morte, ma si è proiettati nello sviluppo e nella crescita, nella vita appunto. La decisione di farlo seguire da una psicologa che possa accogliere e aiutare a gestire questi aspetti è sicuramente un’ottima scelta.

Per quanto riguarda questa situazione è utile analizzarla in modo neutro come l’applicazione di una regola che segue un principio matematico, se fai A ottieni B. Depersonalizzare l’evento potrebbe renderlo meno doloroso per Matteo proprio perché non più diretto a lui come persona, ma al gesto, all’evento, in questo caso allo squillare del telefono. In queste situazioni, soprattutto per Matteo così rivolto al risultato e alla performance, è importante rivolgersi al comportamento, all’azione e valutare e giudicare essa e non la persona. Uscire dalla dicotomia bravo/cattivo e analizzare l’azione in quanto tale come giusta o sbagliata permette di allontanarsi emotivamente dall’evento e appunto abbassare la temperatura emotiva per entrambi, genitore e bambino. Spero che la risposta le possa essere utile e rimango a disposizione per chiarimenti al riguardo.

Vuoi anche tu inviarci la tua domanda? Puoi farlo semplicemente collegandoti alla pagina 

esperto

silvia

https://centronemesis.com/lesperto-risponde/


Lascia un commento

L’ESPERTO RISPONDE: Balbuzie

parole-che-escono-dalla-boccaAlessandra, 38 anni

Buongiorno, sono  maestra in una scuola di Infanzia. Da qualche settimana è stato inserito nella mia classe un bambino di 4 anni e mezzo. I genitori mi hanno subito comunicato che sta facendo un percorso di valutazione per un’eventuale diagnosi di balbuzie. Effettivamente già da subito ho notato in lui alcune difficoltà nel parlare: sia con i compagni che con  le maestre parla poco, dice solo il minimo indispensabile, inoltre, quando parla, spesso ripete alcune parole o parti di parola. E’ la prima volta che mi capita una situazione simile e vorrei sapere qualche informazione in più su come comportarmi.

Continua a leggere